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Inflazione: sembra bassa, ma il dato generale non dice tutto

I prezzi di molti prodotti sono aumentati in questi anni e gli stipendi sono diminuiti. Il risultato è che alcuni cittadini faticano più di altri

Negli ultimissimi anni, abbiamo avuto la percezione che l’inflazione si fosse quasi fermata. Del resto, i numeri ci davano ragione: dal 2014 al 2017 l’aumento dei prezzi di beni e servizi è stato prossimo allo zero, e a marzo si è fermato a un buon +0,9%, tanto che ci siamo abituati a ragionare su “prezzi negativi”. E, invece, la realtà è ben diversa. La dimostrazione arriva dai cartellini di molti prodotti largamente utilizzati. Dal caffè, per esempio: secondo l’Associazione per la tutela e difesa dei consumatori, in quattro anni ha subito molte variazioni, arrivando a costare anche il 13,8% in più. O dagli alimentari non lavorati che, stando all’Istat, dal 2013 a oggi sono cresciuti in media del 6,5%. O, ancora, dal burro: Nielsen dice che dallo scorso anno è aumentato del 18,7%. Per non parlare delle bollette: dal 2013 al 2018 abbiamo pagato la fornitura dell’acqua in media il 32% in più. Ma la lista è ancora lunga.

Inflazione più alta per alcuni

Ma com’è possibile che il dato generale sull’inflazione non rispecchi i costi reali dei beni e dei servizi? «Con l’inflazione prossima allo zero ci sono prezzi che vanno su e prezzi che vanno giù. L’incidenza sulla vita quotidiana dipende dai consumi a cui le famiglie sono più esposte» ha spiegato al Corriere Innocenzo Cipolletta, economista, presidente Aifi. «I nuclei che hanno strutture di consumo prevalentemente legate alla casa e ai beni di largo consumo hanno sentito di più la crescita dei prezzi». In effetti, a fronte di tanti aumenti, ci sono stati anche dei cali: come la telefonica, diminuita in cinque anni del 15,4%, o i cibi freschi, che a marzo erano a -3,2%.

Non bisogna dimenticare, poi, il peso degli stipendi e dei redditi: sempre più bassi, per colpa della disoccupazione, del minor potere contrattuale dei lavoratori, dello squilibrio sul mercato del lavoro. Il risultato è che i cittadini fanno più fatica a sostenere il costo della vita.