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In Italia pressione fiscale reale oltre il 50%

Le stime della Cgia di Mestre sul peso fiscale che sono chiamati a sostenere i contribuenti onesti

La pressione fiscale in Italia è pari al 43,7%, ma il peso complessivo che i contribuenti onesti sono tenuti a sostenere arriva alla quota record del 50,2%. È la stima dell’ufficio studi della Cgia di Mestre, associazione di rappresentanza delle pmi e degli artigiani veneti, che sottolinea come l’economia sommersa pesi – e non poco – sul carico fiscale degli italiani.

“La pressione fiscale, ricorda la Cgia, è data dal rapporto tra l’ammontare complessivo del prelievo (imposte, tasse, tributi e contributi previdenziali) e il Prodotto interno lordo (Pil) che si riferisce non solo alla ricchezza prodotta in un anno dalle attività regolari, ma anche da quella “generata” dalle attività sommerse e da quelle illegali che consistono in uno scambio volontario tra soggetti economici (contrabbando, prostituzione, traffico di sostanze stupefacenti).

IL PESO DEL SOMMERSO. Non è stata ancora calcolata l’incidenza dell’economia sommersa sul Pil 2014 e 2015 dell’Italia ma, si afferma dall’ufficio studi della Cgia, “ipotizzando in via prudenziale che sia rimasta la stessa del 2013”, pari al 12,9% del Pil, “si può affermare che il suo importo nel 2015 abbia sfiorato i 211 miliardi di euro. “Grazie a quest’ultimo dato, possiamo misurare quanta parte del Pil sia riconducibile esclusivamente all’economia regolare, visto che per sua natura la quota prodotta dall’economia irregolare non produce alcun gettito. Quindi, al fine di avere una maggiore percezione dello sforzo fiscale a cui sono sottoposti i contribuenti italiani, è utile ricalcolare la pressione fiscale, ponendo in rapporto le entrate fiscali con il Pil ‘alleggerito’ della parte riconducibile al sommerso economico e alle attività illegali (211 miliardi circa).Ebbene, questo nuovo risultato, ovvero la pressione fiscale reale, balza al 50,2”.