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Fisco, dopo tre anni tornano ad aumentare tasse e imposte locali

Su 4.078 comuni che hanno comunicato le loro scelte sul sito del ministero dell’Economia, 566 hanno alzato l’Irpef, 215 l’Imu e 44 la Tari

Se una buona parte di italiani può tirare un sospiro di sollievo, per altri arriva una cattiva notizia. Quest’anno, infatti, alcuni comuni hanno deciso di aumentare le tasse locali. A dirlo uno studio della Uil, secondo cui al 26 luglio, sui 4.078 comuni che hanno comunicato le loro scelte sul sito del ministero dell’Economia, 566 (il 14% del totale) hanno aumentato le aliquote delle addizionali comunali Irpef e rimodulato le esenzioni abbassandone la soglia. Tra questi, sette città capoluogo di provincia (Mantova, Rimini, Barletta, Avellino, Trapani, Lecce e Carrara). L’Imu è stata rivista al rialzo in oltre 215 comuni, tra cui quattro capoluoghi (Torino, La Spezia, Pordenone e Avellino). Infine, nel 2019 si è registrata una crescita della Tari, su una famiglia con abitazione di 80 mq e quattro componenti, in 44 città capoluogo (4 città su 10), tra cui Catania, Torino, Genova, Trieste e Napoli. E potrebbe non essere finita qui: non tutti i comuni hanno pubblicato le aliquote di Imu e Irpef sul sito del ministero dell’Economia, per cui il quadro è ancora incompleto.

I tre anni di blocco negli aumenti delle aliquote di imposte e tasse locali, dunque, sono finiti: da quest’anno è stata ripristinata la facoltà di manovrare di nuovo la leva fiscale a livello locale. C’è da dire che in molti capoluoghi non sono state apportate modifiche: la stragrande maggioranza, infatti, aveva già portato il livello della tassazione al massimo prima del blocco triennale delle aliquote. C’è anche una nota positiva: la Tari è diminuita in 35 città, tra cui Cagliari, Firenze e Venezia.