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Congressi ed eventi: un’industria frenata dal Covid-19

La pandemia ha bloccato un percorso di crescita ininterrotto negli ultimi cinque anni: frenati diversi investimenti, ma non quelli in tecnologia e infrastrutture

L’epidemia di Covid-19 ha stravolto un’industria, quella dei congressi e degli eventi, che negli ultimi cinque anni ha conosciuto un positivo e costante percorso di crescita, con un tasso di incremento medio del numero di eventi del 4,1% annuo. Ora il settore è alle prese con una crisi senza precedenti ed è chiamato ad affrontare cambiamenti radicali, almeno nel breve termine. Di questo si è parlato in occasione del web-talk Un futuro da ripensare? organizzato oggi dall’associazione Federcongressi & Eventi durante il quale è stata presentata anche la sesta edizione dell’Osservatorio di settore, l’unico che dal 2015 monitora annualmente l’andamento del comparto.

Il rapporto, realizzato dall’Osservatorio italiano dei congressi e degli eventi (Oice) in collaborazione con l’Alta scuola di Economia e Relazioni internazionali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore (Aseri), ha evidenziato lo stato di salute del settore pre-Covid: lo scorso anno in Italia sono stati realizzati 431.127 eventi (+2,3% rispetto al 2018) per un totale di 29.101.815 partecipanti (+2,5%), 43.398.947 presenze (+2,6%) e 613.842 giornate (+2,8%).

Lo scorso anno gli eventi della durata superiore a un giorno hanno rappresentato il 28,7% del totale e hanno totalizzato 11.994.000 partecipanti (+2,9% rispetto al 2018) e circa 29.020.000 presenze (+1,3% rispetto al 2018), venendo a rappresentare il 10,3% delle presenze riscontrate da Istat presso il totale delle strutture alberghiere nel 2019.

L’emergenza Covid-19 cambia le priorità di investimento

Se prima dell’emergenza Covid19 oltre la metà delle sedi per eventi (55,7%) aveva previsto di effettuare nel 2020 almeno un investimento, la cancellazione della maggior parte degli eventi previsti in molti casi le ha obbligate a rinunciare agli investimenti in programma. Gli investimenti che hanno subito la maggiore quota di cancellazioni (il 66,6% delle sedi che li avevano programmati) sono stati quelli in risorse umane. Sono stati però mantenuti gli investimenti considerati maggiormente strategici, e cioè quelli in tecnologie (confermati interamente o parzialmente dal 70,4% delle sedi) e in infrastrutture/servizi (69,2%).

“Dall’analisi delle risposte delle sedi circa le priorità per la ripresa e per il consolidamento futuro delle attività”, afferma Roberto Nelli, docente di Comunicazione degli eventi all’Università Cattolica del Sacro Cuore e Responsabile scientifico dell’Oice, “emerge un ampio segmento di strutture per eventi e congressi che ha già maturato un orientamento strategico proattivo, nella consapevolezza che, da un lato, occorra nel breve periodo reagire al meglio e con tempestività ai cambiamenti imposti dalla situazione, ma che, dall’altro lato, sia anche necessario cogliere l’opportunità di anticipare le sfide future, attuando le ulteriori trasformazioni necessarie nel medio-lungo periodo, prima che vengano imposte dal mercato”.

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Foto di Larry White da Pixabay