Come il ricorso ai big data può davvero fare la differenza nel marketing

Tutte le informazioni che inconsapevolmente generiamo raccontano chi e dove siamo, cosa ci piace e cosa ci piacerà. Una miniera d’oro per chi li sa raccogliere e gestire

Quello tra big data e marketing è un matrimonio naturale. Se lo scopo del secondo è quello di comprendere il mercato e di rendere più facile per un’azienda raggiungere la sua possibile utenza, espanderla e fidelizzarla, i primi offrono una serie di chiavi per conoscere nel dettaglio il comportamento di ogni singolo elemento che compone il cosiddetto mercato, che si tratti di un potenziale cliente di un ristorante o di un’azienda alla quale vorremmo vendere un nostro servizio.

I big data stanno rivoluzionando il marketing

Per capire come i big data stiano già rivoluzionando il marketing, è bene ricordare cosa siano questi dati e perché siano così “big”, solo così sarà chiaro cos’abbiano da offrire. Quando si parla di big data, non si sta parlando soltanto delle informazioni di per sé ma delle tecnologie che servono per raccoglierle e stivarle, e degli algoritmi che sono necessari per interpretarli e ricavarne delle indicazioni molto più raffinate e quindi utili.

BIG DATA: COSA SONO, COSA SERVONO E PERCHÉ SONO COSÌ IMPORTANTI

Naturale che i big data siano diventati così importanti oggi e non 20 anni fa. La vera rivoluzione non è avvenuta sul versante della conservazione e dell’analisi ma su quello della raccolta: oggi siamo connessi h24, grazie ai pc, ai tablet ma soprattutto agli smartphone. Produciamo una quantità di dati mostruosa, della quale non siamo nemmeno consapevoli. Siamo localizzabili, monitorabili e quindi studiabili in ogni momento della nostra vita. Se a questo si aggiunge il fatto che oggi anche macchine, macchinari ed elettrodomestici sono connessi o possono essere dotati di sensori, si capisce come la possibilità di raccogliere dati sul mondo è decisamente illimitata.

Perché i big data sono così importanti per il marketing

Per il marketing, si tratta di una rivoluzione copernicana. Prima, infatti, il comportamento del potenziale cliente era conoscibile prevalentemente tramite sondaggio/intervista, ma questa via incontrava due enormi limiti: il campione a disposizione era necessariamente circoscritto ma, soprattutto, nelle interviste si poteva mentire. I dati relativi alle nostre carte di credito, ai prodotti che consumiamo, a quando li consumiamo, a cosa li associamo, a quali ricerche facciamo su internet ecc…non mentono affatto. Sono una fotografia delle nostre abitudini. I big data servono a raccogliere queste fotografie e a renderle nitide. Il marketing le studia e se ne serve.

Se è vero che quando si parla di big data vengono in mente colossi come Amazon, Google e Facebook, è altrettanto vero che non serve essere così grandi per raccogliere dati e utilizzarli nel marketing. Può raccogliere dati anche una catena di librerie utilizzando una semplice carta fedeltà, per capire quali punti vendita la signora X frequenta, in che giorni fa acquisti, quale genere preferisce, quali prodotti associa, cioè se con un libro compra anche dvd o un cd.

Un ristorante potrebbe analizzare l’impatto dell’introduzione o della sostituzione di un piatto sulla valutazione media fatta dagli utenti su siti come TripAdvisor o sulla pagina Facebook del locale. Una compagnia di trasporti locali, combinando diverse soluzioni e tecnologie, come le tessere elettriche, i lettori ottici applicati sui tornelli e i sensori montati a bordo di treni e tram, potrebbe sapere su quali linee e in quali momenti potenziare il servizio, in quali stazioni c’è l’affluenza più alta e in quali ore, la tipologia della propria utenza (genere, età, professione) nelle diverse aree della città. Tutte queste informazioni hanno un indubbio valore commerciale.

Possibilità offerte al marketing dai big data, a patto che…

I big data insomma offrono diverse possibilità a un reparto marketing: quella di fare un’informazione targhettizzata, cucita su misura per il cliente; di aggiustare in corso d’opera la comunicazione, avendo un feedback in tempo reale dell’andamento delle vendite, del comportamento della clientela o delle sue reazioni, misurandone il “sentiment” attraverso il monitoraggio dei social network; quella di fare analisi predittiva sull’esito della commercializzazione di un certo prodotto. E questi non sono che pochi esempi.

È essenziale, però,che chi è interessato al marketing sappia quali sono i dati interessanti da estrapolare nel mare magnum di dati disponibili, con quali strumenti lavorarli e come usare le informazioni ricavate per generare un impatto positivo sul proprio business.

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