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Bancomat: il fondo Fsi sarà primo azionista. Investimento da 100 milioni

All’orizzonte non si escludono aggregazioni con altri circuiti nazionali europei e una quotazione in Borsa

architecture-alternativo L'amministratore delegato di Bancomat, Alessandro Zollo

È tutto pronto per l’ingresso in Bancomat del fondo Fsi di Maurizio Tamagnini, con una partecipazione al 44% e un aumento di capitale vicino ai 100 milioni di euro, anche allo scopo di dare impulso alla digitalizzazione e alla crescita in Europa per tutto il sistema italiano dei pagamenti.

La trattativa è stata complicata, al punto da richiedere un lavoro che si è protratto dal 2021 fino a oggi. Ora manca l’ok dell’Antitrust, poi il testimone passerà all’assemblea di Bancomat che dovrà dare il via libera all’operazione, ma il lieto fine sembra scontato.

Tra i 114 istituti di credito che compongono il capitale della società guidata dal Ceo, Alessandro Zollo, infatti, figurano al 55% banche come Intesa Sanpaolo, Iccrea, Bpm e Bper che alla fine della scorsa estate avevano già firmato un contratto vincolante in cui è inclusa l’entrata di Fsi, tra i principali fondi europei.

A non essere scontata è l’unanimità. Pesano in particolare le perplessità avanzate in precedenza da Unicredit, che detiene il 18,9% di Bancomat e si è astenuta sul bilancio 2022, in quanto in disaccordo con le strategie di sviluppo.

Una volta superati gli ultimi step, comunque il piano industriale potrà procedere più spedito, a partire dalla creazione del centro applicativo di Bancomat, forte della collaborazione con Nexi ormai definita.

Questo passaggio consentirà di dare rinnovata linfa soprattutto ai pagamenti elettronici da dispositivi mobili e all’e-commerce, lanciando la sfida a concorrenti del calibro di Mastercard e Visa. All’orizzonte non si escludono aggregazioni con altri circuiti nazionali europei e magari anche una quotazione in Borsa.