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Chiusa l’asta per il 5G. Incasso record per lo Stato, sopra i 6,5 miliardi

Tim e Vodafone verseranno oltre 3 miliardi solo per le frequenze grandi 80 megahertz. La legge di Bilancio aveva ipotizzato entrate da 2,5 miliardi

Lo Stato non poteva chiedere di meglio. Dopo 14 intense giornate, si è finalmente chiusa l’asta per le frequenze per i servizi 5G, che è fruttata all’erario ben 6 miliardi 550 milioni 422 mila 258 euro. Una cifra record, di gran lunga superiore sia ai 2,5 miliardi ipotizzati dalla legge di Bilancio sia ai soldi incassati dagli altri Stati per aste analoghe nel corso del 2018. La lotta più accesa è stata quella per l’assegnazione delle frequenze della banda 3,6-3,8. Sia Tim sia Vodafone si sono aggiudicati due blocchi di frequenze grandi 80 megahertz, ampie abbastanza per lanciare servizi 5G di buona qualità: il primo al costo di 1 miliardo e 694 milioni, il secondo di 1 miliardo e 685 milioni. Sempre in questa banda, Iliad e Wind Tre sono riuscite ad accaparrarsi blocchi di frequenze estese solo per 20 megahertz. Tutte le cinque società in lizza (Iliad, Fastweb, Tim, Vodafone, WindTre) sono riuscite poi a conquistare un blocco di frequenze da 2,7 giga, che hanno una certa importanza: permetteranno, infatti, coprire l’ultimo miglio che divide le abitazioni o le aziende dagli armadietti grigi, che sono in strada, con una soluzione wi-fi e di migliorare così la qualità delle nostre connessioni web. La spesa, in questo caso, è stata contenuta, compresa tra i 32 milioni 586 mila 535 euro di Wind Tre e i 33 milioni e 20 mila di Tim.

I soldi dell’asta per il 5G saranno incassati a rate

Per quanto riguarda la banda 700, che le televisioni lasceranno libera solo nel 2022, ad averla spuntata sono stati tre operatori: Tim e Vodafone hanno conquistato due blocchi spendendo rispettivamente poco più di 680 milioni e 683 milioni, Iliad invece ha conquistato (in quanto nuovo entrante del mercato italiano) un blocco per 676 milioni di euro.Lo Stato non incasserà subito tutti i 6,55 miliardi dell’asta. Come previsto dalla legge di Bilancio del 2018, 1.250 milioni finiranno nelle casse pubbliche quest’anno, 50 milioni il prossimo, 300 nel 2020 e il resto nel 2022. Sempre tra quattro anni arriveranno i soldi per una terza banda (la 700), che le tv libereranno soltanto allora.