Investimenti in Italia: più etica, meno mattone

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Ricordate l’investimento sicuro, i cari e vecchi titoli di Stato? Bene, oggi come oggi non sono considerati più convenienti e anche il mattone ha dovuto abbandonare lo status di asset remunerativo “sempre e comunque”. Sono alcuni dei trend emersi da Investire di più, investire nell’economia reale , terzo rapportoCensis-Assogestioni presentato in occasione del recente Salone del Risparmio.

Lo studio, che ha come riferimento il terzo trimestre del 2021, ha evidenziato una crescita del settore del risparmio gestito pari al 25,5% in dieci anni, che ha portato a 5 mila miliardi di euro il valore del portafoglio degli italiani (+5,9% sul 2020). La propensione al risparmio, che si attestava all’8,1% del reddito disponibile nel 2019, è aumentata al 15,6% nel 2020 e oggi è pari al 13,1%. Per far ripartire gli investimenti sono quindi disponibili tante risorse private, di cui una quota rilevante – pari a 1.600 miliardi di euro – è in forma liquida, ferma sui conti correnti bancari. Come stimolare nuovi investimenti? Circa la metà dei risparmiatori vorrebbe un orizzonte temporale piuttosto breve, di circa 1-3 anni, mentre il 38,8% preferirebbe rendimenti più alti, il 25,6% costi dei servizi di gestione più bassi e il 22,8% rassicurazioni sul valore reale dell’investimento.

Come accennato, il cambio epocale è dato dalla percezione degli italiani sulla tipologia degli investimenti: i titolidiStato, per ora, non hanno appeal (il 71,7% dei risparmiatori non li acquisterebbero) e anche il mattone ha perso di attrattività. Un trend confermato anche dai consulenti finanziari: il 41% non rileva significative prese di posizione dei clienti sugli investimenti immobiliari, il 32% ha investitori che non lo reputano conveniente e il 10,7% una clientela convinta che ci siano settori migliori. Solo per il 15,7% dei consulenti i propri clienti considerano ancora il mattone la forma migliore di investimento. Su cosa puntare, allora? Circa otto risparmiatori su dieci (78,2%) guardano con interesse agli investimenti etici, cioè rispettosi dei diritti umani e dell’ambiente, mentre il 54,4% si concentrerebbe su piccole e medie imprese italiane.

L’identikit del risparmiatore italiano

  • Impauriti
    Rappresentano il 21,5% dei risparmiatori nel nostro Paese. È pronto ad ampliare la sua quota di liquidità, anche a scapito di altre forme di risparmio. 
  • Cauti
    Percentuale di italiani, pari al 30,8%, che vuole preservare la propria quota di contante, senza penalizzare altre forme di risparmio. 
  • Moderati
    È il gruppo più numeroso di risparmiatori italiani, pari al 36,4%, pronto a investire almeno in parte il contante accumulato. 
  • Audaci
    Sono l’11,3% del totale dei risparmiatori. Solidi dal punto di vista patrimoniale, sono abituati agli investimenti azionari e propensi a investire una parte delle loro risorse in attività finanziarie ad alto rischio con alti rendimenti potenziali.