Rifiuti elettronici in una discarica africana

Un tesoro pericoloso: i rifiuti elettronici contengono molti materiali riutilizzabili - oro compreso - ma anche elementi pericolosi per la salute

Prendete 1,15 milioni di carri armati, allineateli in fila per 23 mila chilometri e avrete un’idea della mole dei rifiuti elettronici accumulati fino al 2014 dal pianeta terra. Tradotto in peso: 41,8 milioni di tonnellate. A lanciare l’allarme è lo studio Global E-Waste Monitor 2014 dell’Università delle Nazioni Unite: stando ai dati relativi al 2014, la mole raggiunta rappresenta un vero e proprio record storico, di cui non ci si può certo vantare.

Per la maggior parte, infatti, l’e-waste è composto da prodotti che, se abbandonati a se stessi, diventano tossici, e dai dati Onu risulta che appena un sesto viene correttamente riciclato. Di questo passo, nel giro di tre anni i rifiuti elettronici potrebbe superare i 50 milioni di tonnellate. «Globalmente, i rifiuti elettronici sono una preziosa miniera urbana, un grande potenziale serbatoio di materiali riciclabili», spiega David Malone, collaboratore del segretario generale dell’Onu e rettore dell’Università della Nazioni Unite. «Allo stesso tempo, il contenuto pericoloso dei rifiuti elettronici costituisce una miniera tossica che deve essere gestita con estrema cura». E dire che, invece, se venissero recuperati e riciclati, questi prodotti potrebbero generare una ricchezza di 52 miliardi di dollari.

MINIERA D'ORO. La strada tuttavia appare in salita, non foss’altro per il fatto che proprio quei Paesi che mostrano una maggiore consapevolezza ecologica figurano tra i principali produttori di e-waste. Se infatti si considera la produzione per abitante, a primeggiare in questa top 5 negativa è la Norvegia con 28,4 kg pro-capite, seguita dalla Svizzera (26,3 kg), dall’Islanda (26,1 kg). Al quarto posto la Danimarca (24 kg), davanti alla Gran Bretagna (23,5 kg). Il continente più virtuoso, ossia con la minore quantità di rifiuti elettronici per abitante, è l’Africa, con 1,7 kg a persona. Se invece si considera la produzione di e-waste in termini di volumi, il 32% della produzione mondiale proviene da Stati Uniti e Cina.

CONSUMISMO. Quanto alle tipologie di prodotti che compongono l’e-waste mondiale, 12,8 milioni di tonnellate sono composti da piccole apparecchiature (aspirapolveri, forni a microonde, tostapane, rasoi elettrici e videocamere); 11,8 milioni di tonnellate da attrezzature di grandi dimensioni (asciugatrici, lavatrici, lavastoviglie, stufe elettriche e pannelli fotovoltaici); 7 milioni di tonnellate da apparecchiature per il raffreddamento e il congelamento; 6,3 milioni di tonnellate da schermi; 3 milioni di tonnellate da piccole apparecchiature e 1 milione di tonnellate da lampadine.

Sempre stando al rapporto Onu, nei soli rifiuti elettrici ed elettronici scartati nel 2014 erano presenti 16.500 chilotoni di ferro, 1.900 chilotoni di rame e 300 tonnellate d'oro, oltre a notevoli quantità di argento, alluminio, palladio e altre risorse potenzialmente riutilizzabili. Molte però anche le sostanze pericolose per la salute, come il cadmio, il mercurio, il cromo e i clorofluorocarburi che distruggono l'ozono.