Eni ha scoperto in Egitto il più grande giacimento di gas del Mediterraneo: situato nei pressi del prospetto esplorativo denominato Zohr, si estende per 100 km quadrati e vanta un potenziale di 850 miliardi di metri cubi di gas. Tradotto: qualcosa come 5,5 miliardi di barili di olio, sufficienti a rendere il Cairo, da qui a cinque anni, autosufficiente in materia di gas naturale. «È un giorno davvero importante per la nostra società: questo importante risultato è la conferma delle nostre competenze e delle nostre capacità di innovazione tecnologica con immediata applicazione operativa, e dimostra soprattutto lo spirito di forte collaborazione tra tutte le componenti aziendali che sono alla base di questi grandi successi. La strategia che ci ha portato a insistere nella ricerca nelle aree mature di paesi che conosciamo da decenni si è dimostrata vincente, a riprova che l'Egitto presenta ancora un grande potenziale», commenta l’amministratore delegato Claudio Descalzi, «ora possono essere sfruttate importanti sinergie con le istallazioni esistenti permettendoci una rapida messa in produzione».

Al momento non è dato sapere se e quanti barili verranno esportati in Europa, e dunque anche in Italia, ma è evidente che la scoperta dell’Eni avrà significative ripercussioni sugli equilibri mondiali, nonché sui rapporti tra Italia ed Egitto. Il gas naturale sta diventando un bene sempre più strategico: il consumo mondiale è aumentato del 40% dal 2005 al 2015, e riesce a essere meno inquinante del petrolio (-30%) e del carbone (-45%). Senza contare che in Usa, un posto di lavoro su tre è legato proprio all’esplorazione di gas.

Contattato telefonicamente dall'agenzia Bloomberg , Descalzi ha puntualizzato che questa scoperta, insieme ad altre, «renderà la posizione dell'Eni in termini di cash flow molto più robusta rispetto a prima». Tuttavia la strategia prevista nel piano 2015-2018 non cambia: sono confermate le dismissioni, che prevedono cessioni per 8 miliardi di euro.