Corruzione, l’Italia migliora, ma non va oltre la 53esima posizione

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L’Italia è 53esima al mondo su 180 Paesi considerati per livello di corruzione. Certo, molto meglio rispetto al 2012-2014 quando eravamo intorno alla 70esima posizione e anche rispetto al 2017, quando eravamo 54esimi. Significa, infatti, che stiamo migliorando, grazie soprattutto alle leggi sull’anticorruzione e alla nascita dell’Anac (Autorità nazionale anticorruzione). Ma lo stiamo facendo troppo lentamente: in quanto nona potenza economica mondiale, infatti, dovremmo essere molto più avanti in graduatoria. Sono i dati dell’Indice di percezione della corruzione (Cpi) calcolato da Transparency international, che nel 2018 ci ha assegnato un punteggio di 52 punti su 100, in crescita di due punti sull’anno precedente. “Dal 2012 solo 20 Paesi hanno visto migliorare in maniera significativa il loro punteggio e tra questi vi è l’Italia con uno degli incrementi maggiori (+10 punti). Sono invece 16 i Paesi che hanno subito un forte peggioramento, tra cui l’Australia, l’Ungheria e la Turchia”, ha commentato Transparency. Siamo comunque ancora lontani dal vertice della classifica, che vede la Danimarca al primo posto, con 88 punti, e la Nuova Zelanda subito dietro, a 87 punti.

Come viene calcolato il livello di corruzione

Ricordiamo che il Cpi esprime la corruzione del settore pubblico percepita sia da esperti nazionali all’interno di un Paese sia da uomini d’affari e viene calcolato sulla base di 13 studi e sondaggi condotti da istituzioni internazionali.
Quest’anno a chiudere la classifica sono Somalia, Sud Sudan e Siria, rispettivamente con 10, 13 e 13 punti. L’area con il punteggio medio più elevato (66 punti) è quella dell’Europa occidentale e dei Paesi dell’Unione Europea. Ad avere il punteggio medio più basso invece sono la regione dell’Africa sub-sahariana (con 32 punti) e l’area dell’Europa dell’est e Asia Centrale (con 35).