MyVisto, intervista al co-fondatore Luca Argentero

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Basta andare sulla piattaforma e si intuisce l’essenza creativa dell’iniziativa. Di una creatività pragmatica più che dichiarata, propria di quelle idee che – allargandosi in cerchi concentrici – riescono a mettere in connessione punti distanti tra loro. Ovvero le aziende – con la loro esigenza di comunicare servizi e prodotti – e i creativi, professionisti e non, che – a tratti con freschezza altri con genialità e divertimento – accettano di misurarsi nelle varie sfide, mettendosi letteralmente in gioco e correndo il non trascurabile rischio di poter guadagnare fino a 3 mila euro. Questa è l’essenza di MyVisto, la start up web fondata da Luca Argentero insieme a un gruppo di amici e collaboratori che crea connessioni tra marchi e appassionati videomaker (“brand-ambassador”, vengono definiti), per sviluppare contenuti promozionali da condividere poi sui social. Alla fine è l’azienda a decretare il vincitore del riconoscimento in denaro, all’interno della top ten delle produzioni più votate online. E così su MyVisto ci si imbatte nelle “sfide” (l’equivalente di progetti) lanciate da Orogel ed Epson, Viasat, Fiat e Galup, solo per citare alcune delle aziende che hanno deciso di raccoglierle.

Varata a fine 2016, siamo a circa un anno di attività, se dovesse spiegare cos’è, cosa vuole essere, cosa può diventare MyVisto a chi non la conosce, cosa direbbe?
Che la nostra è una piattaforma che nasce per mettere in contatto in particolare i creativi – giovani talenti e videomaker – e quelle aziende che cercano un nuovo modo di comunicare all’esterno un loro prodotto o iniziativa. Una sorta di platea virtuale a cui mi sono rivolto spesso in questi anni, sia da piccolo produttore che da “fruitore” di product placement nei film: esistono mille modi in cui si può immaginare l’interazione tra un prodotto e un creativo, noi ci proponiamo di sperimentarne il più possibile di nuove offrendo la possibilità di raccontare i brand in modo originale.

Al momento i video sono soprattutto di appassionati. 
È naturale. Questo primo anno di attività è stato una sorta di fase beta, durante la quale abbiamo voluto testare l’idea. Con un riscontro più positivo del previsto. Perché se ci aspettavamo che la tecnologia permettesse ormai a chiunque di costruire un racconto che avesse un senso, è stato divertente verificare come la nostra idea si articolasse col crescere del numero dei talenti che hanno scelto di cimentarsi. Tra i quali, siamo certi, arriveranno nel tempo anche dei professionisti. È la ragione per cui affiancheremo alla piattaforma anche un Academy, con la quale sosterremo i giovani talenti, facendogli incontrare registi e direttori della fotografia nonché esperti di montaggio. Questo working in progress è, secondo me, uno degli aspetti più entusiasmanti delle start up. Interagire con MyVisto diventerà via via sempre più divertente e stimolante. Anche perché stiamo ragionando su come far cimentare i nostri utenti-creativi con soggetti più difficili e impegnativi. Per esempio, ci piacerebbe sfidarli su soggetti come auto o simili, per le quali occorrerà lavorare a più stretto contatto con aziende di maggiori dimensioni rispetto ai partner attuali.

Rientra in quest’ottica anche la vostra idea di creare in futuro un’applicazione che consenta, a chi partecipa, di riprendere e montare direttamente al suo interno i video?
È un passaggio naturale. Dopo l’avvio, adesso siamo nella fase di sviluppo di una digital start up che deve raccogliere forze e risorse necessarie a creare un primo nucleo di strutture indispensabili per la sua crescita. Ammetto che questo passaggio alla fase due mi emoziona, perché adesso cominciano a delinearsi le reali possibilità di diventare appetibile per il mercato, gli inserzionisti, gli investitori, le aziende. Ora la nostra idea iniziale può cominciare a configurarsi come un’impresa.

Si fa un gran parlare di creatività. Da professionista di un’industria creativa come il cinema, ritiene che nel digital il concetto di creatività debba avere connotati differenti rispetto a quelli che presenta nelle sue espressioni più classiche?
Non penso che la parola creatività e classicità siano conciliabili: l’una annulla la portata dell’altra. Il digitale è solo uno strumento, come lo sono lo smartphone o una videocamera, un foglio di carta o una penna. Il come esprimi la tua creatività non dipende dallo strumento, ma dall’idea che hai in testa. MyVisto, per esempio, vuole essere un’occasione per incentivare la creatività di chi utilizza un media digitale oggi, e che voglia mettersi in gioco nel comunicare un prodotto, diventando soggetto attivo attraverso la condivisione delle proprie idee sui social media, proponendosi di fatto – seppur nel suo piccolo – anche come influencer. Ci sono gruppi di amici che si incontrano per divertirsi raccogliendo le nostre sfide. Se a 18 anni mi avessero detto che esisteva una piattaforma come MyVisto, grazie alla quale c’era addirittura la possibilità di guadagnare 3 mila euro, ne sarei stato entusiasta. Guadagnare e non vincere, è una differenza sostanziale: MyVisto non è un concorso a premi, ma un servizio professionale che i nostri videomaker offrono alle aziende, fornendo tutte le liberatorie necessarie all’utilizzo delle produzioni su qualsiasi piattaforma. Noi stessi mettiamo a disposizione i diritti di ben 350 mila brani musicali per essere utilizzati nei video. 

E le aziende sono ben disposte verso il vostro approccio creativo o preferiscono non discostarsi dal “seminato”? I centri media sono disponibili o vi guardano con sospetto?
Le aziende ci testano, ci studiano, mettendoci alla prova attraverso sfide più semplici; se hanno più marchi, inizialmente ci coinvolgono magari per quelli a target più giovane. Devo dire che al momento il riscontro è molto positivo, perché ci siamo ritrovati anche a comunicare valori o iniziative che esulano da logiche prettamente commerciali. Anche i centri media si sono dimostrati aperti nell’accogliere uno strumento che diversifica il range delle opzioni che possono proporre ai loro clienti.

Quante persone sono coinvolte in questo progetto?
Una mezza dozzina siamo, a vario titolo, azionisti, co-fondatori e soci con quote più o meno piccole. Comprese le persone che ci lavorano direttamente, saremo in tutto una quindicina di persone. 

E lei che ruolo si è ritagliato? A giudicare dai video attraverso i quali online promuove l’iniziativa e ne spiega le attività, potremmo definirla una sorta di frontman?
Je suis monsieur le president!  (ride ) Scherzo, ovviamente. La verità è che mi piace lanciarmi in questo tipo di iniziative imprenditoriali: mi diverte veder nascere delle realtà che potrebbero crescere e svilupparsi. Certo, com’è normale che sia, non sempre ciò accade ma mi diverte mettermi in gioco utilizzando gli strumenti della comunicazione. Per questo non mi reputo un “frontman”: ogni buona idea deve poter funzionare a prescindere da chi ci mette la faccia. Mi auguro solo che il mio nome serva più che altro come ulteriore garanzia di affidabilità e credibilità delle attività di MyVisto.

Quindi, più che testimonial, garante?
Sì, mi piace considerarmi tale. 

Ha accennato anche ad altre attività in cui è impegnato…
Ce ne sono diverse, ma l’unica che mi piace ricordare in questo contesto, è un’iniziativa che esula dalla semplice dimensione imprenditoriale. Si tratta dell’attività della onlus 1Caffè.org, che segue diversi progetti di solidarietà raccogliendo microdonazioni attraverso una piattaforma di pagamento digitali. Ho molto a cuore questo progetto. 

Mi spiega perché un attore come lei si mette a fare anche l’imprenditore?
Perché – come accennavo – mi diverte. Sarà per indole o perché ho studiato Economia, con i miei amici dell’università sperimentiamo in continuazione nuove idee. È uno dei nostri passatempi preferiti. Nella vita faccio per professione l’attore, per hobby lo startupper. È un hobby come un altro…