Land Rover, Daniele Maver: “Presto l’erede del Defender”

Romano, 61 anni, Daniele Maver è al vertice di Jaguar Land Rover Italia dal 2007. In precedenza ha avuto esperienze nel mondo dell’automotive in Ford e Nissan

La laurea in Economia e un master alla Bocconi prima, poi un’esperienza nel mondo delle quattro ruote iniziata sotto le insegne della Ford nel 1984, prosegui­ta alla Nissan e sfociata, nel 2007, nell’ap­prodo alla Jaguar-Land Rover, di cui oggi è presidente e a.d.: Daniele Maver, ha un curriculum a prova di bomba ma, forse, non sarebbe riuscito a trovare quasi 30 mila clienti in Italia nel 2017 se non fos­se da sempre un appassionato di Risiko.

È come se avesse conquistato la Kamchatka, la chiave di volta che separa la vittoria dal­la disfatta nel più popolare gioco da tavolo del pianeta…
Bel paragone, ma possiamo fare ancora meglio. Nei primi otto mesi di quest’an­no abbiamo consegnato 13.850 auto e sia­mo in vantaggio di quasi due punti per­centuali rispetto al risultato precedente. Nella classifica delle vendite mondiali del gruppo siamo quarti, dopo Cina, Usa e Regno Unito. Un successo che, tra l’altro, ci dà la possibilità di essere più ascoltati quando si decidono le strategie globali. 

Land Rover compie 70 anni. Altri marchi storici oggi sanno di muffa e ragnatele. Voi no. Qual è il segreto dell’eterna giovinezza?
Essere stati sempre “above and beyond”, ovvero al di sopra e al di là, lavorando nel segno dell’innovazione e compiendo ri­voluzioni silenziose sia in campo tecnolo­gico, sia nelle prestazioni sia, ancora, nel design e nel linguaggio stilistico. Non sia­mo solo riusciti a stare al passo coi tempi ma spesso li abbiamo anticipati. Senza di­menticare che tutte le nostre vetture, dal­la dura e pura Defender fino alla sofistica­ta Range, hanno qualità fuoristradistiche ineguagliabili. 

La prima Land era l’anello di congiunzione fra un trattore e un’auto a uso e consumo dei contadini, adesso è un oggetto di lusso. Come e perché è riuscita questa sorpren­dente trasformazione di immagine?
Come spesso accade nelle storie più bel­le, quando ci si impegna per realizzare qualcosa di unico e autentico che rappre­senti senza compromessi la forza di un’i­dea, il risultato può andare ben oltre le aspettative. Ed è proprio questo che è ac­caduto quando è stata prodotta la prima Land Rover. Era un’auto vera, non saprei come altro definirla, e proprio per questo motivo negli anni ha saputo affascinare celebrità, uomini di stato, regnanti, cam­pioni sportivi e trend setter per un totale di oltre sette milioni di clienti. 

Essere portabandiera del british style a quattro ruote e battere bandiera indiana è un problema?
La Britishness  resta un elemento distin­tivo di Land Rover e del nostro gruppo. Continua a differenziarci dalla concor­renza tedesca e ci dà valori unici, forse ineguagliabili. Quindi no, appartenere alla galassia Tata non è un problema. 

Però è anche vero che avete delocalizza­to, almeno in parte, la produzione. I puri­sti storcono il naso, come convincerli che in fondo non c’è niente di male?
Potrei dire che i risultati ci danno ra­gione, ma voglio approfondire. Per prima cosa la percentuale di auto costruite in al­tri Paesi è minima e se tale scelta non vie­ne effettuata a discapito della qualità e del totale rispetto degli standard e dei valo­ri del brand, non credo che questo fatto possa far cambiare idea su Land Rover. 

A questo proposito, l’idea di far circolare la voce che la Regina guida una Land è sta­ta geniale…
Non scherziamo. Per Queen Elizabeth la gamma Land Rover non è solo una que­stione di rappresentanza. Nel tempo li­bero lei guida una Defender nella sua residenza di campagna ed è un’esperta guidatrice di 4x4 avendo seguito anche i nostri corsi di Land Rover Experience. 

Sulle strade dell’Himalaya è attiva una flot­ta di Land Rover anche ultracinquanten­ni che continua a fare bene il suo lavoro. Oggi, però, i clienti premium in media cam­biano auto ogni tre-cinque anni. Ha ancora senso vendere veicoli potenzialmente qua­si eterni?
Sì, perché credo che la qualità e gli stan­dard di eccellenza di un’auto non debba­no essere oggetto di compromessi e pre­scindano dalle politiche commerciali. Per non perdere credibilità, è fondamenta­le restare fedeli a se stessi, ai valori di di­stinzione e unicità del marchio. E poi è grande orgoglio per una Casa sapere che ci sono clienti che hanno nel loro gara­ge vetture storiche che hanno mantenuto inalterato il fascino di un tempo. Quindi ha perfettamente senso avere nella gam­ma prodotti potenzialmente eterni: raf­forzano il Dna del brand e valgono quan­to milioni spesi in pubblicità. 

Land-Rover-snow

State puntando molto sull’elettrica Jaguar I-Pace e sulla Range Rover Ibrida Plug-in. La I-Pace è un bel Suv da 400 cavalli, che acce­lera da zero a 100 all’ora in quattro secon­di, con un’autonomia dichiarata di 480 chi­lometri. Ma ha senso proporla in Italia dove le colonnine di ricarica sono rarissime? Il problema esiste, inutile negarlo. Se si fa, per esempio, un paragone tra Italia e Olanda il numero delle stazioni di ricari­ca è in un rapporto di tre a dieci, mentre in Europa siamo a quota 86mila e da noi a un misero 3 mila. Ma mentre compa­gnie elettriche ed enti locali cominciano a muoversi noi stiamo già correndo.

Che cosa significa, in concreto?
Daremo ai nostri clienti Jaguar e Land Ro­ver la wall box, la ricarica casalinga, gratu­ita, un’app per programmare le trasferte più lunghe con rifornimento di watt pres­so alberghi e ristoranti e l’E-Angel, un tec­nico che aiuterà nelle scelte e nelle prati­che burocratiche: mettere una colonnina in una casa o in un ufficio non è semplice come potrebbe apparire… 

Le vetture elettriche uccideranno il merca­to delle Diesel?
La caccia alle streghe al gasolio mi sembra ingiustificata. I motori più moderni, so­prattutto se di cilindrate importanti, sono sobri nei consumi e quasi totalmente pu­liti nelle emissioni. Alla fine a pagare i vari dieselgate sono i clienti, che vedranno ca­lare il valore del loro usato fino al 30%. 

L’ultimo Defender ha lasciato la linea di produzione nel 2016. Sono tantissimi nel mondo gli orfani di questo modello... I 70 anni potrebbero fare il miracolo di farlo ri­nascere?
Stiamo per aprire una nuova pagina di storia con l’erede diretta delle Defender classiche. Quando arriverà? Presto…

Intervista pubblicata su Business People, ottobre 2018