National Museum of Norway: arte sui fiordi

Realizzato dall’architetto Klaus Schuwerk e dallo studio Kleihues + Schuwerk Architects, il nuovo National Museum of Norway di Oslo è progettato per ridurre le emissioni di gas serra di almeno il 50% rispetto agli attuali standard edilizi. Affacciato su Brynjulf Bulls plass, il suo profilo si distingue per l’incontro di ardesia, quercia, marmo e bronzo

Dalla scorsa estate Oslo, la capitale della Norvegia, ospita il museo d’arte più grande di tutta la Scandinavia, configurandosi così come meta interessante non solo per gli appassionati di fiordi e natura, ma anche per gli artlover. Un nuovo indirizzo merita, infatti, una sosta attenta e una visita in città: impossibile non vederlo, lungo la vibrante Brynjulf Bulls plass, con il suo profilo in ardesia, quercia, marmo e bronzo. Il nuovo National Museum of Norway di Oslo, la cui vista dalla terrazza panoramica, con lo sguardo che corre fino al mare, è ormai diventato un must see  per chi passa di qui.

Realizzato dall’architetto Klaus Schuwerk e dallo studio Kleihues + Schuwerk Architects, progettato per ridurre le emissioni di gas serra di almeno il 50% rispetto agli attuali standard edilizi, si estende per qualcosa come 54 mila metri quadrati, di cui 13 mila per gli spazi espositivi. Altri numeri, per rendere meglio l’idea: il museo si snoda attraverso 86 sale, distribuite su due piani, per accogliere attualmente 6.500 opere di diverso genere. In realtà, la collezione completa del museo è immensa: circa 400 mila oggetti tra dipinti, sculture, disegni, tessuti, mobili, modellini architettonici e molto altro, in un percorso che parte dall’antichità e arriva ai nostri giorni e che comprende tutte le arti, comprese quelle pratiche, con interessanti combinazioni tra design, architettura, fine arts.

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Una sezione del museo dedicata alle tradizioni e ai costumi locali

Il nuovo National Museum of Norway di Oslo può contare anche uno spazio per mostre temporanee di grande suggestione: la cosiddetta Light Hall  si trova accanto alla grande terrazza all’aperto dove, oltre alla caffetteria e all’immancabile bookshop, è stata realizzata anche la più ampia e completa biblioteca d’arte della Scandinavia, strumento prezioso per studenti e studiosi del settore. È nato il competitor ufficiale del Museo Munch? Quella dedicata al celeberrimo artista norvegese, padre dell’Urlo , resta a Oslo un meta culturale consolidata, anche grazie alla nuova e bella sede, ma certamente il nuovo National Museum of Norway, dalla sua apertura avvenuta lo scorso giugno, sta conquistando sempre più il cuore di abitanti e turisti. Queste le parole della direttrice Karin Hindsbo: «Con questo nuovo edificio la Norvegia ha adesso un museo moderno con qualità classiche, una nuova casa per la più grande collezione norvegese di arte, architettura e design. I musei sono i più importanti luoghi di incontro della società, ritrovi che invitano a pensare in modo critico al potere delle immagini, ma sono anche luoghi di sosta e di riflessione. Il nostro obiettivo è quello di rendere l’arte accessibile a tutti, riflettendo sui nostri tempi e sulla società nella quale viviamo. Se riusciremo a farlo, il museo diventerà il luogo di incontro più importante della nostra società».

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L'Urlo e la Madonna di Munch esposti al museo

Innovativo nella sua architettura eco-green, il museo di Oslo si dimostra invece piuttosto tradizionale nell’organizzazione della sua collezione permanente, presentata seguendo un ordine cronologico, dall’antichità ad oggi, attraverso grandi filoni (arti visive, design, artigianato in Norvegia). Dal museo confermano però che nulla è definito per sempre e che l’allestimento vuole essere dinamico: «La collezione permanente non sarà statica», continua la direttrice. «Molte opere saranno esposte a rotazione e tutti gli oggetti, sebbene inseriti nel loro contesto storico, apriranno una riflessione anche sul nostro tempo».
Vediamo meglio questo percorso: si comincia con alcuni busti romani di epoca imperiale e si procede con arazzi preziosi (tra cui spizza il Baldishol , ritrovato casualmente nel sottotetto di una chiesa della zona, ancora perfettamente conservato e con un quasi mille anni di vita). Non mancano oggetti di artigianato come le porcellane cinesi e un’affascinante collezione norvegese di calici in vetro che risale al Settecento. Per chi ama le atmosfere nordiche, con quella luce inconfondibile e quella pittura che si nutre di dettagli, le sale dedicate all’arte visiva, in particolar modo alla pittura, sono le più sorprendenti: ci sono, uno dopo l’altro, quadri con nature morte fiamminghe del Secolo d’Oro e capolavori di Harriet Backer, Harald Sohlberg e Kitty Kielland. Vi sono poi anche firme più note al grande pubblico, come Picasso e Matisse, con cui l’arte nordica può attivare felici confronti. Una sala è stata dedicata all’estro dell’architetto Sverre Fehn e altre alle installazioni permanenti di Per Inge Bjørlo e Ilya Kabakov. Tuttavia, il cuore del museo è costituito – come ovvio che sia – dai lavori firmati Edvard Munch (1863-1944), il più noto e riconoscibile artista norvegese del Novecento: diversi sono i suoi dipinti e i disegni presenti nella collezione del museo, tra cui spicca la versione del 1863 de L’Urlo , oltre a lavori come White Night  e The  Day After , che testimoniano l’espressionismo e l’originale uso del colore del pittore. Su una delle opere – la Madonna  – è stato anche recentemente eseguito uno studio che ha rivelato come sotto il dipinto di natura sacra vi fosse una donna nuda, quasi una ninfa dei boschi, un tema che si trova in altre successive rielaborazioni di Munch.

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Un’immagine dall’esposizione temporanea in corso Piranesi and the Modern

Con il suo affaccio sul fiordo e una collezione permanente corposa, il National Museum of Norway avrebbe già ottime carte da giocare per conquistare il pubblico, ma la direzione ha deciso – seguendo un trend che accomuna tutti i più importanti musei nazionali – di puntare anche sulle mostre temporanee con un notevole piano espositivo da qui al 2025. Si comincia con l’arte italiana e con le incisioni del maestro Giovan Battista Piranesi, al centro della mostra Piranesi and the Modern  ora in corso. Interessante la chiave interpretativa che qui viene proposta: in che modo le incisioni di panorami ed edifici (tra cui le ben note prigioni), realizzate in bianco e nero dall’artista veneto nel Settecento, hanno influenzato l’estetica e l’immaginario moderno? Presentando scatti, still cinemadontografici e modelli architettonici si comprende come Piranesi abbia “inciso” (è proprio il caso di dirlo) sulle creazioni di artistar quali Rem Koolhass, ad esempio, o sul making di pellicole come Star Wars .
Uno sguardo alla programmazione futura lascia intendere che il National Museum of Norway ha tutta l’intenzione di giocare un ruolo di primo piano sullo scacchiere culturale europeo: chiara l’apertura all’arte internazionale e a mostre di approfondimento sui grandi maestri. In inverno saranno presentate le installazioni immersive di Laure Prouvost, mentre in primavera una artistar del contemporaneo come Louise Bourgeois dialogherà con altri artisti, sia di oggi che del passato. La prossima estate, grazie a una speciale collaborazione con i Musei Reali delle Belle Arti del Belgio, il museo di Oslo ospiterà un’esposizione sui disegni di due giganti dell’arte fiamminga: Pieter Brueghel il Vecchio e Peter Paul Rubens. Infine, ma qui siamo già nel 2024, ci saranno una corposa retrospettiva dedicata all’americano Mark Rothko, con il suo strabiliante espressionismo astratto, e una mostra molto attesa sull’artista messicana Frida Kahlo.