Nicola Begotti, nipote della fondatrice, tra le creazioni dell'azienda

Il primo punto di forza è l’unicità del disegno, seguito dall’originalità dell’impugnatura, dai tessuti selezionati – di pregio e rigorosamente made in Italy – dal design dal gusto retrò e dalle decorazioni deluxe. Sono quasi 60 anni che queste caratteristiche hanno reso celebre il marchio Pasotti, specializzato nella produzione artigianale di ombrelli, bastoni da passeggio e parasoli, con sede a Castellucchio (Mn). Diverse famiglie reali, artisti e star di fama internazionale sono stati conquistati dai suoi pezzi d’autore impreziositi con manici in metallo pregiato, pizzi e sete, cascate di cristalli Swarovski e, su richiesta, perfino diamanti. L’azienda fu fondata nel 1956 da una giovane Ernesta Pasotti che, trasferitasi dapprima a Milano per imparare il mestiere in un ombrellificio, una volta rientrata nel suo paese natio in provincia di Mantova, decise di aprire un’attività in proprio legata al settore: ideava, costruiva e vendeva le sue creazioni aiutata dal marito Vittorio Giacomini, girando in sella al suo motorino. Da piccola realtà artigianale, col tempo l’impresa crebbe fino a superare i cento dipendenti. Tra gli anni ‘80 e ‘90, con l’impennata delle importazioni dalla Cina a basso costo, il comparto subì una grave crisi, ma Pasotti continuò, pur dovendosi ridimensionare, la sua produzione nel segno del tricolore. Oggi il brand conta 15 dipendenti che lavorano per assicurare prodotti handmade qualitativamente elevati ed effettuare consegne puntuali in tutto il mondo. Puntando sempre di più su strategie comunicative e commerciali alternative, come ci illustra il direttore marketing e vendite Nicola Begotti, classe 1980, nipote di Ernesta Pasotti e figlio di Eva Giacomini, entrambe titolari del marchio.

Com’è andato il 2013 per Pasotti?
È stata una buona annata. Il giro d’affari si è avvicinato ai 2 milioni di euro, con un lieve aumento rispetto agli ultimi anni e una crescita degli ordinativi. Tuttavia non intendiamo espanderci. E vogliamo mantenere la nostra produzione (30 mila ombrelli all’anno) all’insegna del made in Italy all’interno della stessa fabbrica in cui mia nonna Ernesta avviò l’attività 60 anni fa. Siamo radicati sul territorio e ci sono dipendenti che lavorano per noi da quasi 40 anni.

Quanto incide l’export attualmente?
Il 90% del nostro fatturato è realizzato all’estero. I mercati migliori? Russia, Usa e Cina, ma abbiamo acquirenti in tutto il mondo, anche in Nigeria, Kazakhistan, Macao, Haiti, Repubblica Domenicana e Colombia, solo per citarne alcuni. Vendiamo direttamente a prestigiose boutique sparse in 55 Paesi. Inoltre, in un momento in cui la domanda interna è crollata, abbiamo investito in fiere worldwide e sul Web.

Sul fronte del mercato interno, invece?
Purtroppo l’andamento è negativo. Tuttavia, contiamo su alcune realtà molto valide che lavorano bene rivolgendosi a loro volta a una clientela internazionale: penso a Luisa Via Roma a Firenze o a La Rinascente a Milano.

Da chi è composta la vostra clientela?
Premetto che da anni non lavoriamo con rappresentanti o agenti, ma seguiamo tutto dai nostri uffici, e personalmente sono quasi sempre in viaggio. Riceviamo richieste molto variegate: dai privati che vogliono acquistare un ombrello e che non sanno dove trovarlo, agli store che rivendono i nostri prodotti, fino ai grandi gruppi di moda (per cui produciamo private label) o ancora altri con cui portiamo avanti attività di cobranding. In autunno abbiamo consegnato 800 ombrelli realizzati per una banca russa, che li ha regalati ai suoi migliori clienti. Questi pezzi erano targati “Pasotti for...”, associando così il nostro marchio a quello del committente.

E poi Rihanna, Hillary Duff, Jennifer Lopez: avete estimatori tra le celebrities...
In effetti è curioso vedere come tantissime personalità del mondo dello spettacolo o della musica ci scrivano (anche direttamente) per ordinarci i nostri ombrelli. Trovare una email proveniente da Meryl Streep, per ricordare un altro personaggio famoso, fa effetto, specie perché abitiamo e lavoriamo in un piccolo paese del mantovano. Internet ha sicuramente aiutato a farci conoscere Oltreconfine, pure tra i vip.

A proposito di Castellucchio. Siete impegnati anche in iniziative a favore del vostro territorio?
Abbiamo un piccolo budget destinato a scopi sociali, che investiamo anche in ambito locale.

Quanto sono importanti, invece, gli investimenti nel settore Research & Development?
Cerchiamo di studiare continuamente nuovi materiali, forme e tessuti per le nostre creazioni. Tuttavia non è nostra intenzione rivoluzionare il campionario a ogni stagione, tutt’altro. Sperimentiamo costantemente, ma stiamo molto attenti a innovare rispettando quella tradizione che, a partire da mia nonna Ernesta, si è rivelata vincente fino ai nostri giorni.