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Oggi avevo il back molto across che andava in over e così ho “draivato” male… ». «Non dirlo a me che tra top e flappe ho finito con una bella virgola…». Capito tutto? No, vero? Non è colpa vostra: il golf è uno sport complesso non solo tecnicamente, ma anche per quanto riguarda i termini, a volte alquanto stravaganti, che la sua origine anglosassone assegna alle diverse situazioni, agli strumenti e alle forme di gioco: dal birdie al socket, dal grip all’eagle, è un gergo che non può non entrare nel linguaggio di chi vuole frequentare i campi di tutto il mondo senza il rischio di incorrere in pericolosi errori di comprensione. Alla riapertura della stagione facciamo, allora, un ripasso del vocabolario del golf vivendo insieme una normale giornata al circolo. Così non farete mai brutta figura quando chiacchiererete con i compagni di gioco alla “19° buca”, cioè il bar della club house (la struttura di accoglienza del club).

TIPI DI PARTITA
GARA STROKE PLAY (A COLPI) vengono contati i colpi effettuati dai giocatori
STABLEFORD si sommano i punti ottenuti in ogni buca rispetto a un obiettivo prestabilito e vince chi ottiene il punteggio più alto
MEDAL si sommano tutti i colpi effettivamente tirati e vince chi ne ha tirati di meno
GARA MATCH PLAY (A BUCHE) due giocatori si confrontano direttamente e vince chi si aggiudica il maggior numero di buche

IN CLUB HOUSE

Partiamo dal fondo. Ai nostri piedi, infatti, da diversi anni i soft spike, chiodi di gomma, hanno sostituito i tradizionali in metallo (non più ammessi in molti circoli). All’interno della club house, dopo un passaggio negli spogliatoi (locker room) e al pro shop (il negozio), ci rechiamo in segreteria per acquistare il green fee, il diritto a giocare sul campo e, in caso di gara, ricevere lo score (più correttamente, scorecard, dove riportare il risultato buca dopo buca) e il foglietto con le pin position, le posizioni delle bandiere sui 18 putting green. Prima di iniziare il gioco, naturalmente, per il riscaldamento ci dotiamo del necessario gettone (token) per le palline del driving range, la zona del campo pratica dedicata al gioco lungo.

EQUIPAGGIAMOCI

Pronti per la parte sportiva della giornata, recuperiamo il set di bastoni, l’insieme di ferri e legni, dal caddie master, il responsabile dei caddie (i portabastoni non più molto presenti) e della custodia delle sacche. Ecco spuntare il driver, il bastone con lo shaft (la canna) più lungo e la testa più grossa, per i colpi più potenti dal tee di partenza o battitore (l’area da cui inizia la buca). A fianco, troviamo i legni (di norma il 3 ed il 5) e i nuovi rescue o ibridi che, integrando caratteristiche di legni e ferri, facilitano i colpi (shot) lunghi. Il cuore del set sono i ferri che si differenziano tra loro per la lunghezza dello shaft e per il loft (l’inclinazione della faccia della testa). Una categoria particolare di ferri sono i wedge, preposti al gioco corto: il pitching wedge (o pitch che è anche il relativo colpo), il sand wedge (o sand) tipico per i colpi dal bunker (l’ostacolo di sabbia), il lob wedge (o lob) per colpi alti ma cortissimi (lob). Per finire, il putter (putt per gli italiani), croce e delizia dei golfisti, disponibile anche in versione “pattone” con uno shaft anche molto più lungo dei tradizionali, per una maggiore stabilità nel putt (il colpo). Per iniziare a giocare manca solo l’elemento centrale del golf, la pallina. Bianca per i puristi (ma disponibile in vari colori) presenta sulla superficie la sua caratteristica fondamentale, i dimples, le fossettine che la ricoprono, necessari per mantenere la traiettoria in volo.

IN CAMPO

A seconda delle abitudini o della condizione fisica possiamo dotarci di un carrello (trolley) a mano o elettrico o di un golfcar, la mini auto tipica del golf, e ci dirigiamo verso la buca 1 per il primo colpo. Incontriamo lo starter incaricato di gestire le partenze dei flight (i tre o quattro golfisti che giocheranno insieme), cui consegniamo il nostro score e riceviamo quello del giocatore di cui siamo marcatori (del quale dobbiamo registrare il risultato, buca per buca). Messa la pallina sul tee (l’oggetto a punta che la supporta), preso lo stance (la posizione dei piedi) e l’address (l’allineamento del corpo e della faccia del bastone verso la direzione del colpo), controllato il grip (l’impugnatura), effettuati alcuni waggle (le oscillazioni dei polsi per garantirci sensibilità e fluidità), possiamo effettuare il primo swing, il movimento del golf: dal back swing (il caricamento) al down swing (la discesa) al follow through (il passaggio attraverso la parte centrale), al release e al finish (che completano il movimento in avanti). Sperando di non effettuare un back swing troppo lungo (over swing), di non andare across (la testa del bastone all’apice dello swing incrocia la linea di gioco puntando a destra del bersaglio), di mantenere il corretto piano dello swing (l’inclinazione su cui avviene la rotazione) e che tutto sia regolato dal miglior timing (mix di ritmo e velocità) colpiamo la pallina, puntando ad evitare l’onta dell’air shot (colpo a vuoto) e del rattone, palla colpita sulla parte superiore che rotola per pochi metri senza praticamente alzarsi. Ora la pallina può finalmente volare, magari con una lieve curva verso destra per poi piegare a sinistra (un draw perfetto) oppure leggermente a sinistra per poi rientrare verso destra (un fade altrettanto bello), atterrando sul fairway, la parte centrale della buca, con l’erba perfettamente rasata. Più frequentemente (sigh), curva decisamente verso sinistra per un hook (gancio) o verso destra grazie ad un altrettanto deciso slice (colpo tagliato) finendo il suo volo in rough, l’erba più alta ai lati del fairway.

RISULTATI PER BUCA RISPETTO AL PAR
ALBATROSS (DOPPIO EAGLE) tre colpi in meno
EAGLE due colpi in meno
BIRDIE un colpo in meno
PAR il numero di colpi previsto
BOGEY un colpo in più
DOPPIO BOGEY due colpi in più

ROUGH E NON SOLO

Nel rough il lie della pallina (la condizione in cui la troviamo) spesso non è buono e porta a sbagliare i colpi, frequentemente preda degli ostacoli d’acqua o di sabbia. Nel primo caso, per riprendere il gioco (secondo specifiche regole) può essere necessario droppare la pallina (lasciandola cadere dalla mano, con braccio teso all’altezza della spalla senza imprimerle direzione o effetto); dal bunker può essere, invece, necessaria un’explosion con il sand wedge che, scavando sotto la pallina, la fa uscire dall’ostacolo insieme a tanta sabbia. Ma anche un buon colpo può mancare l’obiettivo green, rimanendo in avant green (l’ultima parte di fairway) o sul collar che lo circonda. Siamo in zona gioco corto, fatto di colpi di precisione con i wedge, di mezzi colpi (swing non completo) con traiettorie che sono alte (approcci) o basse (chip), o basse e a correre (chip and run). Nel gioco corto sono sempre in agguato le flappe (si colpisce prima il terreno e poi la pallina che si muove poco e in direzione sbagliata) o i top (si colpisce nella parte superiore la pallina che parte forte e bassa senza controllo) che possono essere evitati, a volte, usando il texas wedge (il putter da fuori green).

VERSO LA BUCA

 

Giunti in green, dopo aver alzato i pitchmark (i segni degli atterraggi delle palline), marcata la propria pallina con il marca palla (o una moneta), ci si può dedicare a leggere il green individuando le pendenze e il nap, il verso in cui è tagliata l’erba che incide sulla velocità di rotolo (stimpmeter), per scegliere la linea del putt e sperare nel one putt. Chiusa la buca imbucando i putt, possiamo passare alla successiva dove avrà l’onore di giocare per primo chi ha ottenuto il miglior risultato nella precedente.

TIRARE LE SOMME

Tra dogleg (buche che girano a gomito) e divot (le zolle lasciate dai colpi), evitando i socket (quando si colpisce con il tacco del bastone la pallina che parte bassa e a destra), puntiamo a concludere il giro con il miglior risultato netto (al netto del proprio handicap, il vantaggio di gioco) o lordo, contando tutti i colpi tirati. Siamo, così, pronti a scoprire se abbiamo giocato sopra o sotto il par (avendo tirato più o meno colpi di quelli previsti dal proprio handicap) e a gioire per avere evitato la virgola (l’alzamento decimale dell’handicap a seguito di un cattivo risultato) o per poter sbandierare l’abbassamento dell’ handicap – grazie a un brillante score – alla 19° buca! Buon golf a tutti!

E NON FINISCE QUI...
SHOTGUN gara che prevede la partenza contemporanea di tutti i flight posizionati su più battitori
GREEN IN REGULATION numero di green raggiunti con i colpi regolari (uno per i par 3, 2 per i par 4, 3 per i par 5). È un indice della qualità del gioco espresso
HOLE IN ONE buca chiusa con un solo colpo
X nelle gare stableford, è il risultato nullo ottenuto in una buca
NEAREST TO THE PIN premio in un par 3 per chi piazza la pallina più vicina alla bandiera con il primo colpo
DRIVING CONTEST premio in un par 4 o 5 per chi effettua il tee shot più lungo