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Quanta passione si respira ogni volta che ci si imbatte in un giocatore di golf, di lungo corso o nuovo adepto. Ma questo sport, però, si porta ancora appresso l’immagine di passatempo (neanche una pratica sportiva) esclusivo per persone facoltose e, perlopiù, anziane. La realtà è ben altra, ma pare che la conoscano solo i giocatori. Proviamo a parlare di golf dopo un anno di grande difficoltà, pensando a cosa fare per ridare spinta al movimento e per vivere al meglio la nuova stagione.

CLUB O CAMPO PRATICA

La diatriba ancora sussiste tra golf d’élite e approccio di massa: un’idea può essere guardare a quei Paesi non così lontani geograficamente (di più in termini di cultura sportiva) in cui coesistono i circoli che fanno dell’esclusività il loro tratto distintivo con quelli, altrettanto belli e importanti dal punto di vista tecnico, in cui la pratica è aperta e legata solo alla voglia e alla capacità di andare in campo.Alla luce di quanto si è verificato nell’ultimo biennio, e soprattutto negli ultimi mesi, appare evidente un errore di lettura da parte di molti addetti ai lavori: da un lato, il tentativo di attirare soci con promozioni togliendoli ad altri circoli; dall’altro, la non ancora risolta contrapposizione tra club e campi pratica. L’impressione, ma in realtà si tratta di un dato, è che il limite di questo sport in Italia sia la ridotta base di giocatori. E da qui si deve ripartire. Ma se si ritiene che il percorso principale (se non l’unico) per attrarre nuovi appassionati passi dai golf club tradizionali è probabile che la strada si presenti ancora più irta: per ragioni legate alla fase economica, che dura da tempo e che, ahinoi, non muterà in modo repentino, ma anche per i cambiamenti nell’uso del tempo libero caratterizzato, in questi anni, da molte più alternative rispetto ad altre epoche.

CHILOMETRI, ORE, EURO

Avvicinarsi al golf deve essere reso più facile che in passato, sia in termini di distanze e di tempo (pensando ad esempio a chi accompagna i giovani neo golfisti), sia facendo in modo che, almeno inizialmente, non sia una scelta che per i costi debba far rinunciare ad altro. Strutture accessibili e non onerose possono essere il canale per far (ri)partire il processo di sviluppo della base: non tutti sono sicuri di voler continuare, ma possono essere molto interessati a provare; non tutti, una volta iniziato, possono o vogliono dedicare decine di giornate (intere) al golf per ammortizzare il costo di un’associazione a un circolo; non tutti amano giocare decine di volte sullo stesso campo, ma possono essere interessati a giocare molte volte su campi diversi (contribuendo, così, in modo altrettanto importante al movimento). La cosa interessante (e bella) di queste considerazioni è che ognuna può essere virata nella direzione opposta: molti, infatti, si fanno conquistare da subito e sono felici di poter dedicare tante giornate alla loro (nuova) passione, confrontandosi in modo sistematico con il percorso che hanno eletto a loro terreno di confronto.

LE VIE DEL GOLF

Altri possono essere gli esempi per affermare che le vie del golf sono varie e che le componenti di un golf moderno possono agire da sostegno e leva di sviluppo le une delle altre: campi pratica come fucine di nuovi appassionati che prima o poi vorranno provare la piacevolezza di essere soci di un circolo o quella di girare per nuovi campi. Senza dire che lo sviluppo della base può portare a un “indotto” importante di ruoli e figure professionali e strutture in grado di accoglierle, magari anche in regioni oggi meno attive. Per non dire dei positivi effetti per i giocatori, anche stranieri, ancora più invogliati a visitare le tante eccellenze italiche grazie a un’offerta golfistica più distribuita e più presente lungo la penisola.

PER INIZIARE BENE… E CONTINUARE MEGLIO

In vista della nuova stagione che sta entrando nel vivo e che porterà gli appassionati a confrontarsi con il campo e con i compagni di gioco, e a vivere momenti di gioia e soddisfazione, vi proponiamo un “ripasso” di buoni propositi e qualche utile informazione per affrontare al meglio le gare (e non solo). Ricordiamoci, infatti, che prima di “incrociare” i ferri è sempre buona norma dare un’occhiata alle regole, non solo quelle tecniche (spesso una regola ben conosciuta consente di trarsi d’impaccio e di risparmiare colpi) ma anche quelle di etichetta e buon comportamento. Infatti, con le tante ore trascorse al club, le relazioni entrano in gioco sia nei confronti dei compagni che del campo, dei frequentatori del circolo come di chi ci lavora. Applicare lo Spirit of the Game in ogni momento trascorso per e con questo sport può essere un’ottima idea per rendere ancora più entusiasmanti i giorni di golf nel nuovo anno.

THE SPIRIT OF THE GAME
NELL’AVVICINARSI ALLA PALLINA
Indossare il guanto, iniziare a valutare condizioni del terreno, vento, ostacoli, distanze, linee e pendenze sui green, per essere immediatamente pronti ad effettuare il colpo senza allungare inutilmente la propria routine. Un minuto recuperato a buca aiuta a mantenere entro tempi regolari il percorso da 18
BUONE ABITUDINI
E in green non ci si soffermi ad alzare solo il proprio pitch mark. Sarebbe da evitare la singolare abitudine di alcuni che, non avendo lasciato segni con la propria pallina, si guardano bene dal sistemare quelli altrui
PREMI E PREMIAZIONI
Se le gare sono importanti, altrettanto lo è la premiazione, la sintesi dell’impegno e della soddisfazione di chi vi ha partecipato e degli sponsor. Chi si trova al club trovi il tempo per tributare il giusto riconoscimento a vincitori e organizzatori

TORNA LA VIRGOLA

Dopo un anno di validità questa “regola” tutta italiana va in soffitta. In un momento in cui la barca (non solo golfistica) faceva acqua, l’idea poteva avere un senso, visto che faceva venir meno un possibile motivo per rinunciare alle gare. In realtà, i fatti hanno evidenziato un segno negativo proprio nelle categorie che avrebbero potuto beneficiare di questa opzione, a differenza di chi non disponeva di tale possibilità. Non è, quindi, la virgola a frenare gli intenti agonistici.

GIOCO LENTO

È uno dei temi al centro delle analisi di chi si occupa di golf a livello professionale. Per i giocatori della domenica le cause non sono legate ai colpi tirati (l’handicap è lì a confermarlo e il sistema stableford a limitarne il numero massimo): il gioco lento deriva da “come si sta in campo”. Intendiamoci, il golf è e deve rimanere un piacere, senza assilli eccessivi, ma è anche una disciplina sportiva che si gioca in un numero ampio di ore, senza arbitro, con molte decine di persone. Una combinazione che non può prescindere da una grande attenzione ai propri comportamenti e diritti e a quelli degli altri appassionati.

ZOLLE

In tema di buoni propositi, eccone uno poco praticato non solo alle nostre latitudini. Salvo lamentarsi della qualità del lie della pallina, molti giocatori si “dimenticano” di questa semplice azione: dopo il colpo ripiazzare le zolle (e rastrellare i bunker). Spesso soddisfazione o frustrazione legate all’esito del colpo possono distogliere da altri pensieri, ma è vero che con un po’ di buona volontà ci si può allenare per una maggiore attenzione e cura per quell’elemento così necessario che è il campo.

GARA O NON GARA

Si sa, in Italia le gare sono per molti l’unico modo di concepire il golf. La maggiore concentrazione quando i punti contano, lo spirito agonistico di tanti, la voglia di vedere l’handicap ridursi (per “sfoggiarlo” in ufficio il lunedì…) sono buoni motivi per aggiungere al piacere delle 18 buche il brivido della competizione. Ma visto l’esito del “No Virgola” si può pensare che anche tra i golfisti italici si stia diffondendo l’idea che ci sia golf anche nel “fuori gara”, come in molti Paesi a fortissima tradizione golfistica dove le gare sono eventi secondari. Meglio tardi che mai!