Ducati Supersport, la prova su strada

Una moto supersportiva ma ragionevole. Potrebbe sembrare un controsenso ma il mercato la chiedeva e così a Borgo Panigale hanno rispolverato una vecchia gloria del passato: la Ducati SuperSport rinasce nelle versioni “base” e “S”.

Già al debutto a Intermot 2016 si è guadagnata l’ammirazione di molti per via del design aggressivo ma equilibrato. Il richiamo alla “sorella cattiva” Panigale è forte e la cura costruttiva, nonché le soluzioni estetiche, non sono lontane dal top di gamma Ducati. L’anteriore è segnato dalla grande V a Led della luce diurna, sormontata dal plexiglass regolabile del cupolino. La vista laterale è filante, appuntita e molto originale grazie a soluzioni come la carena, che va a innestarsi nel serbatoio in acciaio, e il telaio a traliccio rosso fuoco che sbuca poco più sotto. Le geometrie di sella, semimanubri e pedane lasciano intendere un’ergonomia pensata anche per il confort sulle medie-lunghe distanze.

La cura dei dettagli è impressionante. La sensazione generale è di materiali ricchi e ben assemblati: da notare la pulizia visiva data dall’assenza di viti sulla carena laterale e la fattura di pedane e semimanubri in alluminio forgiato. Anche la strumentazione di bordo tutta Lcd è ricca e fa intendere il livello della moto. Dal cruscotto si possono visualizzare tutte le informazioni del Dms (Ducati Multimedia System), scaricabili sul proprio smartphone, connettendosi al sistema tramite Bluetooth.

La lista accessori per personalizzare la SuperSport è lunga, ma Ducati ha studiato tre pacchetti preconfezionati a seconda dello stile desiderato: lo Sport Pack prevede – tra l’altro – scarico Akrapovic con terminali in titanio e parafango anteriore in carbonio; il Touring Pack presenta borse rigide da 22 litri ciascuna, manopole riscaldate e parabrezza maggiorato; infine l’Urban Pack offre di serie antifurto, borsa magnetica e pedane con rivestimento in gomma contro le vibrazioni.

Ducati Supersport

Il telaio a traliccio che fa capolino dalla carenatura è collegato alle teste dei cilindri e sfrutta il motore come elemento stressato della ciclistica. Escamotage per ridurre il peso che, infatti, si ferma a 184 kg a secco. Le sospensioni sono completamente regolabili. All’anteriore campeggia una forcella Marzocchi da 43 mm e al posteriore un monoammortizzatore Sachs fissato direttamente al motore da una parte e al forcellone monobraccio in alluminio dall’altra.

Il motore è il noto bicilindrico Testatretta 11° da 937 cc che abbiamo visto montato sulla Hypermotard 939 e sulla Multistrada 950, rivisitato per essere più dolce e generoso ai medi regimi. A questo scopo è stato anche pensato il nuovo sistema “ride-by-wire” che prevede tre riding mode (Urban, Touring e Sport) per regolare sia la potenza erogata sia gli interventi di Abs e Traction Control (voci personalizzabili anche con i comandi sul manubrio). Il lavoro sul propulsore permette di avere quasi tutta la coppia disponibile già tra i 5.000 e i 9.000 giri con tutto il piacere di guida che questo genera. Non sarà quindi necessario lavorare con il cambio per avere il tiro giusto al momento giusto, basterà ruotare la manopola destra e godersi i 96,7 Nm di coppia. I 113 Cv a disposizione non sono tanti, ma sono quelli che servono su una moto come questa, fatta per divertire senza impegno tra le curve della domenica – magari in coppia – senza disdegnare qualche puntata tra i cordoli. Chi, poi, desidera maggiore sportività può optare per la versione “S” equipaggiata con sospensioni Ohlins con forcella da 48 mm e monoammortizzatore con serbatoio gas integrato e cambio quick shift up/down. I prezzi partono da 12.990 euro per la versione base e arrivano a 14.890 euro per la versione S nella colorazione bianca.