Il vino italiano è cool, peccato che si beva ormai soprattutto all’estero e sempre meno in Italia. Si parlerà anche del calo dei consumi interni e, contemporaneamente, delle enormi possibilità di crescita dell’export alla 47esima edizione del Vinitaly, il Salone Internazionale del Vino e dei Distillati (www.vinitaly.com) in programma a Verona dal 7 al 10 aprile.

La più antica fiera del settore dovrà infatti fare i conti anche con questa verità: il consumo quotidiano di vino in Italia diminuisce costantemente. Il calo dei consumi interni ci ha portato nel 2012, secondo i dati OIV l’Organizzazione Internazionale della Vite e del Vino resi noti di recente, ad un consumo pari a 37,2 litri pro capite all’anno, con una riduzione del 14% rispetto al 2008. Diversi i fattori che hanno contribuito a questa diminuzione: la crisi ha sicuramente inferto un durissimo colpo alla domanda nei ristoranti, ma a questa si aggiungono come ulteriore deterrente le severe leggi in materia di limiti alcolici consentiti. Poi, più in generale, gli italiani bevono meno a tavola per ragioni legate alla salute e alla dieta. A trainare i consumi il boom del fenomeno dell’happy hour.

In questo scenario i produttori di casa nostra non possono che vedere quindi nell’export, in continua crescita, una grande occasione, con il Vinitaly come vetrina privilegiata per presentarsi al di là dei confini nazionali. Oltre il 35% del totale della media annua dei visitatori della fiera di Verona proviene, infatti, dall’estero. Lo scorso anno, gli operatori stranieri sono stati 48.544 da 116 nazioni su un’affluenza complessiva che ha registrato 140.655 presenze, tra le quali 2.496 giornalisti accreditati da 45 Paesi con 170 tra radio e tv, 105 quotidiani e 110 testate online.