Donne nei consigli di amministrazione? Entrano solo grazie alle quote rosa

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

La presenza di donne con nei consigli di amministrazione (Cda) delle aziende rimane ancora limitata in tutto il mondo, in quanto direttamente collegata alla presenza di norme ad hoc. È il triste risultato di uno studio condotto dall’associazione internazionale degli head hunter Alliance Partnership International e basato sui dati raccolti in dieci anni da cinque società di Executive Search che operano in 13 Paesi.
“La questione appare evidente analizzando la presenza della donne nei diversi ruoli aziendali”, spiega Ilaria Galmozzi, di Villa & Partners Executive Search. “A livello internazionale, le donne occupano il 38,9% delle posizioni manageriali, mentre nei Cda le donne sono appena il 10,9%. Se prendiamo le 250 aziende quotate alla Borsa di Londra presenti nell’indice Ftse 250, per esempio, vediamo che nell’ultimo anno la presenza di donne è passata dal 23,7 al 27,3% ma la quota di componenti di Cda è soltanto l’8,4%”.

La ricerca riporta poi esempi legati ai diversi Paesi europei. In Olanda, per esempio, il governo ha suggerito ad alcune grandi imprese di darsi l’obiettivo di arrivare al 30% di donne in posizioni apicali: in media si è giunti ad appena il 12,5% e metà delle aziende coinvolte ha semplicemente ignorato la cosa. Da la necessità di definire per legge l’inserimento delle donne nei consigli di amministrazione. In Francia, la legge Copé-Zimmermann ha imposto che, a partire dal 1° gennaio 2017, le maggiori aziende avessero almeno il 40% di consiglieri donna e i risultati non si sono fatti attendere: nel 2018, la presenza femminile nei consigli di amministrazione e di supervisione delle aziende dell’indice Cac 40 arrivava al 42,3%. Tuttavia il 100% degli amministratori delegati del Cac 40 è un uomo. 
Per quanto riguarda l’Italia, nel 2020 scadrà l’obbligo delle quote rosa nei Cda introdotto dalla legge Golfo-Mosca del 2011. I livelli raggiunti ad oggi, con il 33,5% di donne nei Cda delle società quotate e il 40,2% nei collegi sindacali, dovrebbero essere mantenuti grazie al fatto che i contenuti della norma sono stati fatti propri dal Codice di autodisciplina delle società quotate.