Occupazione, Italia al penultimo posto in Europa

Ad eccezione della Grecia, nessuno in Europa fa peggio di noi sul fronte dell’occupazione. L’obiettivo del 75% per il 2020 fissato da Bruxelles è davvero lontano. L’Italia, infatti, raggiunge a malapena un tasso del 63%, contro una media Ue che nel 2017 era del 72,2%. Questi numeri ci relegano al penultimo posto nel Vecchio Continente, dietro appunto alla Grecia, ferma al 58%. A scattare la fotografia aggiornata della situazione attuale è un rapporto della Fondazione OpenPolis, da cui emerge una profonda frammentazione regionale, che complica ulteriormente le cose. Fra la provincia di Bolzano, che fa segnare un livello del 79% di occupazione, e la regione Sicilia, distaccata al 44%, infatti, ci sono ben 35 punti percentuali di differenza. Dopo Sicilia, in ordine crescente, troviamo Campania, Calabria, Puglia, Basilicata. Le città del nord, invece, vantano tutte tassi superiori al 70%.

Il tasso di occupazione molto diverso fra i due sessi

Differente altrettanto marcate sono quelle fra i due sessi. Nonostante la situazione delle donne sia migliorata (finalmente il tasso di occupazione femminile ha sfondato la soglia del 50%), rimangono ancora 28 punti di differenza tra il tasso di occupazione maschile e quello femminile, contro gli 8 punti di Lituania e Svezia. L’Italia detiene anche il primato negativo della disoccupazione giovanile: i giovani occupati sono il 42,7% del totale, contro il 78,5% di Malta, il 76,5% dell’Olanda e del Regno Unito. Il nostro Paese naviga in cattive acque anche per quanto riguarda la qualità del lavoro: se in Europa la percentuale dei lavoratori a rischio di povertà è del 9,4%, in Italia arriva al 12,3%. Infine, per occupati con contratto a termine siamo al quinto posto con un tasso del 17,6%: lo stesso tasso nel Regno Unito è del 4,8 e in Bulgaria del 4,7%.