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Lungi da essere un retaggio del passato, le discriminazioni sessuali sul mercato del lavoro sono ancora una realtà diffusa. Ne è convinto il 76% delle italiane e l’81% delle francesi ma anche il resto d’Europa è concorde. E’ quanto emerge dal sondaggio paneuropeo sulle discriminazioni tra i sessi del Gruppo aufeminin, una ricerca che rileva dati inquietanti nel nostro Paese: più di una donna su quattro (ovvero il 29%) è stata vittima di vere e proprie discriminazioni sul posto di lavoro e la grande maggioranza (77%) si è rivolta a un tribunale.
I punti caldi delle critiche sulla disparità di trattamento tra uomini e donne al lavoro, in Italia, riguardano i salari più bassi (21%), le posizioni secondarie (13%) e un avanzamento di carriera pieno di freni e ostacoli (19%) dovuti a stereotipi difficili da sradicare (40%), maternità (51%), mancanza di politiche sociali a sostegno delle mamme che lavorano (56%) e il persistere di situazioni dove il potere è oligarchico ed in mano a pochi uomini (43%).
Le spagnole danno invece la colpa alle condizioni storiche (43%) e al modello patriarcale della società (48%), una società che in cui maschi e femmine vengono trattati diversamente sui media (ne è convinto l’81% del campione), si riceve un’istruzione famigliare legata alle tradizionali distinzioni dei compiti secondo i sessi (lo sostiene il 40%) e il modello di famiglia prevalente è quello misto, dove entrambi i coniugi lavorano ma è la donna la responsabile delle faccende domestiche (61% dei casi).
Non c’è da stupirsi, quindi, se la maggioranza delle intervistate auspica l’implementazione di politiche di orari flessibili al lavoro (30%) e sviluppi nel sistema pubblico di assistenza all’infanzia (36%) e se ben l’85% delle italiane appoggia in modo determinato politiche di pari opportunità nel mercato del lavoro.