La parità tra uomini e donne farebbe bene al pil globale. Stando infatti a un’analisi di McKinsey, se sul posto di lavoro l’uguaglianza venisse pienamente realizzata, nel giro di dieci anni il pil mondiale crescerebbe del 26%, ossia di 28 mila miliardi di dollari. Ma per trarre giovamento, all’economia mondiale non occorre necessariamente la perfetta uguaglianza tra i sessi. Basterebbe anche che tutti i Paesi si allineassero alle attuali best performance in materia di parità sessuale: da qui al 2015, il Pil globale lieviterebbe del +11%, ossia di 12 mila miliardi di dollari.

L’analisi si basa su 15 indicatori di 95 Paesi che, insieme, rappresentano il 93% della popolazione femminile e generano il 97% del pil globale. «Si tratta probabilmente del tentativo più completo di mappare le disuguaglianze di genere nel mondo e di quantificare il potenziale economico che ne deriverebbe dal loro superamento», spiega il direttore Jonathan Woetzel, direttore di McKinsey Global Institute.

POTENZIALE INESPRESSO. I dati mostrano inoltre come il potenziale delle donne venga scarsamente sfruttato: pur rappresentando il 50% delle persone in età da lavoro, le donne generano il 37% del pil. Non solo. Il 75% del lavoro non retribuito è svolto dalle donne. Tra i 95 Stati presi in esame, ben 40 «hanno un elevato o estremamente elevato livello di disuguaglianza di genere in almeno la metà degli indicatori», sottolinea Woetzel.

I nodi più critici sono la rappresentanza politica, l’accesso alle posizioni di leadership nel mondo lavorativo, i minori diritti legali e la violenza contro le donne. Attualmente il miglior Paese europeo in termini di parità sessuale è la Spagna: qui tra il 2003 e il 2013 l’occupazione femminile è aumentata del +1,5% l’anno.