Per gli italiani benessere e salute sul posto di lavoro sono prioritari

Se vogliono continuare a essere competitive, le aziende italiane devono iniziare a cambiare rotta. La maggior parte dei nostri uffici, infatti, non riesce a soddisfare le esigenze di benessere dei dipendenti, che mentre sono al lavoro si sentono letteralmente soffocare e quindi rendono meno. A rivelarlo è il report Workplace powered by human experience, realizzato su scala globale da JLL, azienda americana leader nel settore dei servizi professionali. Secondo l’indagine, il livello di comfort e soddisfazione dei nostri impiegati è uno dei più bassi al mondo, tanto che la metà di loro è convinta che il posto dove svolge la sua attività non gli consenta di sviluppare appieno le proprie capacità. È per questo che la quasi totalità dei lavoratori italiani – ben 9 su 10 – non si accontenta del capo del personale, ritendendolo sì una figura importante, ma non sufficiente: il sogno condiviso dalla maggior parte di loro è quello di poter avere come interlocutore anche lo chef happiness officer, ossia il manager della felicità, perché il benessere e la salute sul posto di lavoro sono prioritari.

Le aziende devono diventare più flessibili

Ma in che cosa le aziende italiane dovrebbero iniziare a cambiare? Innanzitutto, nella distribuzione degli spazi. I dipendenti più giovani, che sono il futuro delle imprese, infatti, non amano lavorare in uffici chiusi e isolati, da soli. Eppure, ancora oggi, i dipendenti italiani che lavorano in open space sono meno di un terzo, contro una media globale del 40%. “Molti lavoratori, in particolare i più giovani, manifestano la necessità di un cambiamento smart in termini di luogo e gestione del lavoro. Un potenziale eccellente per le aziende per promuovere coinvolgimento e soddisfazione tra i propri lavoratori e, in un’ultima analisi, per migliorare la produttività e le performance del proprio business” ha spiegato Silvia Impelluso, Associate Director e Senior Workplace strategy consultant.
I lavoratori chiedono poi più spazi dedicati alla salute, al benessere e alla creatività, al momento presenti solo nel 15% delle imprese italiane, percentuale che invece a livello globale sale al 25%, e maggiore flessibilità nella tipologia di lavoro.