Dieci soft skill dei leader d’azienda

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“La leadership è l’arte di far fare a qualcuno quello che tu vuoi perché lui lo desidera”. Con queste parole l’ex presidente degli Stati Uniti, Dwight David Eisenhower definiva il concetto di leadership, il quale mai come in quest’ultimo periodo risulta centrale all’interno della sfera lavorativa. Conferme a questo proposito giungono da un’indagine condotta da Espresso Communication per l’azienda di consulenza Great Place to Work Italia,  che ha coinvolto un panel di 20 professori universitari per indagare sulle dieci soft skill che andranno a caratterizzare la figura del leader in futuro.

“Essere leader significa essere una fonte d’ispirazione e, soprattutto, un grande ascoltatore”, afferma Alessandro Zollo, amministratore delegato di Great Place to Work Italia. “La pandemia ha velocizzato il processo di evoluzione dei capi d’impresa che hanno dovuto dare inizio a un processo di trasformazione aziendale per adattarsi alle nuove esigenze dei propri collaboratori e non solo”. A questo proposito, aggiunge Zollo, emerge la figura del leader gentile, ovvero colui che motiva i propri collaboratori, invitandoli a dare il meglio: “il capo d’impresa in questione si dimostra un vero e proprio coach, un punto di riferimento per tutti coloro che fanno parte del workplace. Restando sulla stessa lunghezza d’onda, empatia e flessibilità sono e saranno sempre di più i tratti distintivi della categoria, poiché il successo di un’azienda dipenderà sempre dalla capacità dei leader di mettere le persone nella condizione più corretta e performante possibile per creare così un clima aziendale, e di conseguenza anche un employee experience , favorevole all’esecuzione delle mansioni professionali delegate e al raggiungimento dei risultati sperati”.

Il percorso alla scoperta delle soft skill dei leader del futuro inizia con l’opinione di Alessandro Sancino, esperto di Public Leadership e professore di Economia aziendale all'Università degli studi di Milano-Bicocca. “Il leader di oggi è una figura capace di motivare mobilitare energie e risorse, dando un senso a quello che si fa, quello che in lingua inglese viene definito il purpose . Il vero leader”, aggiunge il docente, “moltiplica il potenziale di leadership, creando spazi grazie a cui i propri talenti possono sentirsi dei veri e propri punti di riferimento in base alle loro capacità e attitudini. Non bisogna avere paura di questa apertura alle leadership collettive perché non mette in discussione il ruolo e la posizione del singolo capo d’impresa. Disegnare e gestire spazi per la leadership collettiva non è cosa facile, ma diventerà il tratto distintivo dei responsabili d’azienda all’interno della società e delle singole organizzazioni e, in particolar modo, dei leader capaci di avere un successo duraturo”.

Secondo Marco Lombardi, professore di Sociologia all’Università Cattolica di Milano, la qualità del leader si misurerà con “la sua capacità di mantenere relazioni efficaci. Questo a conferma di una tendenza che è stata accelerata dalla pandemia: il Covid ha mostrato come la relazione, esasperata dalla distanza, sia essenziale e determinante in ogni forma di successo. Le competenze relazionali, a differenza di quelle tecniche, si coltivano nel tempo all’interno di ecosistemi più o meno favorevoli. Possiamo facilmente ripetere alcune parole chiave quali ascoltodisponibilitàempatia e impegno”. Un ulteriore spunto inerente al tema viene da Andrea Montefusco, Lecturer in Organization, HR & Leadership alla Luiss Business School. “Stiamo passando dalla figura del leader come decisore che esercita influenza a persone in grado di facilitare la costruzione della leadership. I leader del futuro dovranno avere capacità critiche e di pensiero complessoapprezzare il conflitto e, soprattutto, costruire dei feedback accurati”.

La figura del leader sta evolvendo al pari del cambiamento dei modelli organizzativi e dell’effetto della crescente digitalizzazione di processi e relazioni. Un punto di vista che vede d’accordo Mariano Corso, professore di Leadership e Innovazione alla School of Management del Politecnico di Milano. “Nei prossimi anni”, afferma il docente, “faranno sempre più la differenza doti come la capacità di coinvolgere i collaboratori, infondendo entusiasmo e motivazione e comunicando visione e orientamento all’innovazione e all’imprenditorialità. Creare un great place to work per i collaboratori vuol dire supportare ciascuno di loro attraverso l’ascolto attivogenerare una spirale positiva di fiducia e infondere visione e senso d’identità”.

Secondo Franco Gnocchi, professore di Sviluppo organizzativo e Leadership Development all’Università Europea di Roma, “le competenze del leader del futuro si dovranno sempre più basare sulla capacità di facilitazione, ovvero sull'attitudine ad attivare competenze distintive all'interno del team operativo da parte del leader. Per questo motivo, skills come l’ascolto attivo, la comunicazione empaticacapacità di indagare in modo non pregiudiziale e decision making condiviso saranno sempre più importanti. Per quanto riguarda il rapporto con i dipendenti, centrale sarà la capacità di creare engagement basato sulla capacità di intercettare l'employee experience di ogni singolo collaboratore.

Leader: le 10 soft skill per il successo

  1. Ascolto attivo – poiché il leader ha a cuore le opinioni delle persone che fanno parte della propria azienda.
  2. Motivational speaking – il vero capo d’azienda è in grado di motivare i propri collaboratori e di ispirare fiducia e positività;
  3. Attitudine alla gentilezza – coltivare delle relazioni efficaci all’interno del proprio workplace;
  4. Leadership collettiva – essere leader significa anche capire quando lasciare la parola ai propri collaboratori, facendoli sentire importanti e, a loro modo, anche dei punti di riferimento;
  5. Time management – capacità di organizzare il lavoro e rispettare anche le scadenze;
  6. Apprezzamento e gestione dei conflitti – per favorire lo scambio di opinioni;
  7. Costruzione di feedback accurati – per aiutare le persone intorno a sé a migliorare sia dal punto di vista personale sia professionale;
  8. Comunicazione efficace – risulta fondamentale essere chiari sia di fronte a eventuali clienti sia agli occhi dei collaboratori;
  9. Empatia – competenza ideale per comprendere le necessità dei propri collaboratori;
  10. Flessibilità – per adattarsi alle diverse situazioni lavorative.