Le tecnologie green ridurranno le emissioni di CO2 del 62% entro il 2050. A prevederlo è una ricerca firmata da ING Economics Department e presentata in occasione della COP24 di Katowice, la conferenza internazionale sul clima che deve definire le regole di attuazione dell’Accordo di Parigi del 2015.

"Technology, the climate saviour?", questo il nome dello studio, analizza l’impatto che la tecnologia green avrà nei prossimi anni in sette settori: energia, industria pesante, real estate, veicoli leggeri, camion, spedizioni e aviazione. I risultati, definiti dagli analisti positivi ma realistici, parlano appunto di una generale riduzione delle emissioni di anidride carbonica che dagli attuali 33 gigatoni (per l’anno 2017) arriveranno a 12 nel 2050.

Nello scenario prefigurato da ING, nei prossimi 32 anni l’intera popolazione mondiale passerà gradualmente all’uso di auto elettriche, mentre i camion elettrici in circolazione saranno il 65% del totale. Percentuali più basse, ma comunque importanti, per gli altri mezzi di trasporto: le navi e gli aerei che useranno carburanti a basse emissioni di carbonio saranno rispettivamente il 10% e il 14%. 

Nell’analisi del gruppo bancario olandese questa significativa riduzione di CO2 potrà attuarsi senza alcun impiego di energia nucleare, cattura e stoccaggio del carbonio (CCS) o cattura dell’anidride carbonica (DAC), tecnologie considerate dagli analisti altamente incerte.

Il ruolo del settore pubblico. E dei privati

Questo cambiamento progressivo però potrà avare luogo solo grazie all’intervento della politica. "C'è un grande ottimismo sul ruolo che l'innovazione può avere nell'affrontare i cambiamenti climatici, ma ci saranno molte conseguenze dirette dalla tecnologia che devono essere affrontate", ha dichiarato Gerben Hieminga, chief economist di ING.

In primo luogo, i governi dovranno fare i conti con una crescita del fabbisogno di energia correlato all'aumento della popolazione mondiale, fabbisogno energetico che da qui al 2050 dovrebbe aumentare del 160% fino a raggiungere 52.000 TWh.

È necessaria quindi un’attenta regolamentazione pubblica al fine di contrastare, evitandoli, possibili effetti di rimbalzo che potrebbero far retrocedere la situazione. I governi dovranno inoltre attuare politiche che incentivino l’acquisto e l’uso di veicoli elettrici o a ridotta emissione di CO2 rendendoli competitivi rispetto ai modelli tradizionali.

Ruolo cruciale infine dovranno avere i grandi gruppi privati, primi tra tutti quelli bancari, che con le loro scelte possono condizionare in modo importante lo sviluppo delle tecnologie green. ING, per esempio, già dallo scorso settembre ha dato avvio all’approccio “Terra”, che ha l’obiettivo di esaminare la tecnologia necessaria e avviare finanziamenti mirati a mantenere l’aumento delle temperature globali al di sotto dei due gradi Celsius citati nell’accordo di Parigi.

Un impegno sposato nel recente COP24 anche da altre quattro importanti banche – BBVA, BNP Paribas, Standard Chartered e Société Générale – che si sono unite a ING nell’impegno di allineare il proprio portafoglio prestiti agli obiettivi climatici globali.