Xiaomi, non solo smartphone low cost

A otto mesi dall’apertura di due negozi a Madrid, il colosso cinese Xiaomi torna in Spagna per il lancio globale dei suoi due nuovi dispositivi mobili Mi A2 e Mi A2 Lite. L’arrivo sul mercato di questi smartphone è anche l’occasione per ribadire la strategia dell’azienda: offrire prodotti di qualità al giusto prezzo. È grazie a questo chiaro e semplice messaggio ai consumatori che l’azienda di Pechino è riuscita in pochi anni a farsi largo tra i big della telefonia raggiungendo ora il quarto posto nella classifica dei principali produttori al mondo, una classifica con tre aziende cinesi tra i primi cinque.

Nel primo trimestre di quest’anno Xiaomi ha venduto oltre 28 milioni di dispositivi conquistando 8,4% di market share, rafforzando ulteriormente la crescita esponenziale avuta nel 2017, segno che i consumatori apprezzano la strategia dell’azienda. «Siamo stati chiari fin dall’inizio facendo una promessa molto concreta: il nostro margine di profitto netto non supererà mai il 5% all’anno», dice a Business People  XiangWang, Senior Vice President di Xiaomi. «Il nostro obiettivo è offrire prodotti innovativi ma dal costo democratico perché la tecnologia deve rendere migliore la vita di tutti e non solo di chi se la può permettere».

Il nuovo prodotto di fascia intermedia Mi A2 in effetti si distingue per l’ottimo rapporto prezzo/prestazioni trattandosi di un dispositivo dotato di tre fotocamere con caratteristiche top (due posteriori da 20 e 12 megapixel, anteriore da 20 Mp), affiancate da un veloce processore Qualcomm Snapdragon 66 octa-core e con un display da 5,99 pollici Full HD+, il tutto con un costo a partire da 279,99 euro. Più economica la versione Lite con il cartellino che segna 189 euro.

Non solo low cost

A volume sono questi i prodotti che hanno reso subito popolare Xiaomi, ma nei piani dell’azienda di sono anche prodotti più brillanti. «Non c’è dubbio che è nostra intenzione realizzare smartphone di fascia alta dimostrando di essere capaci di innovare questo mercato con dispositivi belli e potenti, il portafoglio di soluzioni sarà in futuro sempre più ampio e diversificato», sottolinea ancora Wang. In effetti il manager ha mostrato a Business People il prossimo top di gamma, non uscito ancora neppure in Cina, e bisogna ammettere che ha le caratteristiche per competere ad armi pari con i diretti rivali.

Nella strategia di Xiaomi quindi ci saranno anche prodotti evoluti e non solo low cost, affiancati da una pletora di dispositivi a corollario. Durante il lancio di Madrid sono stati annunciati due robot educativi e uno spazzolino elettrico, ma Wang conferma l’intenzione di spingere l’acceleratore soprattutto sui prodotti IoT. «Tutti questi dispositivi sono un buon motivo per far entrare le persone nei nostri negozi, luoghi fisici ideali per far scoprire l’ampio ecosistema di Xiaomi. E’ per questa ragione che è nostra intenzione aprire 20/30 nuovi negozi in tutta Europa, espandendo ulteriormente la nostra presenza anche in Italia».

Il mercato estero fuori dai confini cinesi vale, infatti, già il 36% (l’anno scorso era il 28%) e rappresenta un asset fondamentale per la crescita di Xiaomi con ampi margini d’incremento, ma non sono tutte rose e fiori. La recente quotazione in borsa ad Hong Kong è stata inferiore alle attese e l’ultima trimestrale ha segnato una perdita netta di oltre 1 miliardo di dollari. Non solo, ma la diversificazione dei prodotti commercializzati che vanno dagli smartphone ai sistemi per la cottura del riso rischia di generare confusione sia nei consumatori sia negli investitori. Però Wang rassicura «siamo un’azienda solida che sta crescendo in modo consistente, ovviamente la competizione è dura ma per noi è primario soddisfare prima di tutto i nostri consumatori. Questo avrà effetti benefici anche per gli investitori, ne siamo sicuri».