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Tifo da stadio per i campioni dei videogame, attività sempre più paragonabile agli sport tradizionali (foto © Getty Images)

I videogame debutteranno alle Olimpiadi? È presto per dirlo, ma sicuramente l’apertura del Comitato Olimpico internazionale è storica: a livello competitivo i videogiochi possono essere paragonati a uno sport tradizionale perché i suoi “atleti” si allenano esattamente come farebbe un qualunque altro sportivo.

Quanto vale il settore dei videogame competitivi

In pratica la decisione del Cio eleva joystick e tastiere, che di fatto non sono più mero un passatempo, ma possono diventare la ragione di vita di una persona. Esattamente come la corsa lo è stata per Usain Bolt. L’attenzione del comitato organizzatore dei Giochi olimpici era inevitabile: il cosiddetto movimento degli e-Sport è un settore di appeal per un’ampia fetta della popolazione, soprattutto asiatica, e quest’anno il suo mercato supererò i 100 miliardi di dollari.

I prossimi passi per gli eSport

Dal recente summit di Losanna i vertici del Cio hanno fatto capire che questo fenomeno non può più essere ignorato (anche perché ai prossimi Giochi Asiatici gli eSport sono già stati inseriti nel programma ufficiale della manifestazione). In una nota il Comitato Olimpico ha sottolineato la forte crescita dei videogame competitivi, che “possono essere considerati un'attività sportiva, e i giocatori coinvolti si preparano e allenano con un'intensità che può essere paragonata a quelle degli atleti delle discipline tradizionali".

Affinché in un futuro, a questo punto non così lontano, questi videogame diventino una vera e propria disciplina olimpica, sarà necessario che il settore si adotti di strutture per combattere il doping e il rischio scommesse. Intanto, si avvieranno presto colloqui con l'industria del settore.