Bob Kunze-Concewitz, ceo di Campari

Campari ha di che brindare: i conti licenziati dal Chief Executive Officer Bob Kunze-Concewitz dimostrano che il 2014 è stato un anno all’insegna del crodino e non solo. Le vendite hanno infatti fruttato 1,56 miliardi di euro, segnando un +3,4% di variazione organica e un accelerazione nel quarto trimestre (+4,2%).

«I principali indicatori di performance nel 2014 sono stati in linea con le aspettative», commenta Bob Kunze-Concewitz. «In particolare, il tasso di crescita organica delle vendite è stato positivo ed è raddoppiato rispetto all’anno precedente. Inoltre, ha evidenziato un’accelerazione nel quarto trimestre».

Si registra invece un calo del -13,9% dell’utile netto, dovuto ai progetti di ristrutturazione e alle spese di avviamento di alcuni marchi oltre all'acquisizione di Averna. Tuttavia la flessione non influisce sui flussi di cassa che toccano i 177,9 milioni di euro. Tale free cash flow ha reso anche possibile un debito finanziario netto di 978,5 milioni di euro a fine anno (852,8 milioni di euro al 31 dicembre 2013). Confermato anche per il 2014 il dividendo per gli azionisti: otto centesimo ad azione.

«Guardando al futuro, ci aspettiamo che la volatilità di alcuni mercati emergenti e la competizione di prezzo in atto in alcune aree geografiche rilevanti per il Gruppo continueranno anche nel 2015, riducendo pertanto la visibilità in questa fase dell’anno», commenta Bob Kunze-Concewitz. «Per contro, riteniamo di potere conseguire un andamento positivo del business e della marginalità trainato dallo sviluppo delle cinque top spirit franchise, in particolare dagli aperitivi, dal rum e dal whisky americano, anche grazie all’apporto positivo di un’accelerazione dell’attività di innovazione. Inoltre, riteniamo che lo sviluppo del business e della marginalità possa beneficiare dei ritorni attesi rispetto ai recenti investimenti in nuove strutture distributive e produttive del Gruppo, di un contesto più favorevole per quanto riguarda i costi delle materie prime, nonché dell’apporto positivo dei tassi di cambio».