Lussemburgo patria degli investimenti stranieri: fumo negli occhi del fisco?

Gli investimenti “fantasma”? Non sono affatto spariti, anzi. Secondo una ricerca del Fondo monetario internazionale (Fmi), attualmente il Lussemburgo detiene una montagna di soldi: attività reali che, oggettivamente, nel minuscolo Stato europeo non ci stanno, per un reale problema di spazio. Pur contando solo 600mila abitanti, questo Paese accoglie investimenti diretti dall’estero per 4mila miliardi di dollari, esattamente quanto gli Stati Uniti e addirittura più della Cina. E non si tratta di investimenti in generale, ma di Fdi, foreign direct investment, cioè gli investimenti in attività reali: comprare aziende, alzare capannoni, impiantare macchinari, assumere personale. È lecito allora avanzare il sospetto che, come dicono i ricercatori del Fmi e dell’Università di Copenhagen, gli investimenti diretti dall’estero siano finzioni a uso del fisco, come la creazione di scatole vuote societarie, prive di qualsiasi attività economica e con il solo compito di far sparire profitti. Altro che prova della vitalità di un’economia e della fiducia del mondo in un Paese, come dicono in molti. L’Fmi ha calcolato che, su 40 mila miliardi di dollari di investimenti diretti mondiali, ben 15 mila miliardi sono “fumo” negli occhi del fisco. Fra l’altro, questi trucchetti avvengono in Stati che spesso si vantano del rigore fiscale: metà degli investimenti fantasma mondiali, infatti, avvengono in Lussemburgo e in Olanda. Il resto in Irlanda, Malta, Svizzera, Hong Kong, Singapore, le isole della Manica, Isole Vergini, Bermuda e Cayman.