Italiani analfabeti in educazione finanziaria

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In un Paese analfabeta dal punto di vista finanziario, i rudimenti di economia e finanza dovrebbero essere insegnati già a scuola. Dovrebbero, appunto, ma così non è. L’educazione finanziaria, un tempo relegata in un angolino o quasi inesistente, ora si sta facendo spazio nel mondo della cultura e della formazione in Italia, nelle aule e fuori. Del resto, le ultime crisi bancarie, che hanno colpito migliaia di risparmiatori, hanno suonato la sveglia scuotendo politica, istituzioni e anche le aziende del settore. 

Partiamo dalla politica. Con la legge n.15 del 2017 si è promossa, anzitutto, l’istituzione della Strategia nazionale per l’educazione finanziaria, un’iniziativa nata per coordinare le innumerevoli attività del mondo bancario e assicurativo verso una prospettiva di maggiore formazione più che d’informazione, partendo dal fatto che gli attuali insegnanti non hanno livelli di conoscenze e competenze a formare le nuove generazioni verso una cultura economica. Più che in altri Paesi, infatti, l’innalzamento del livello delle competenze finanziarie è fondamentale in Italia. A dirlo sono i numeri dell’indagine dell’Ocse sulla financial literacy  (alfabetizzazione finanziaria) del 2017, l’ultima disponibile: il nostro Paese si piazza al penultimo posto tra quelli del G20 per livello di competenza finanziaria, prima dell’Arabia Saudita e subito dopo India e Argentina. In dettaglio, stando all’indagine sull’Alfabetizzazione e le competenze finanziarie degli italiani condotta dalla Banca d’Italia a inizio 2017, la percentuale degli italiani con un livello adeguato dell’indicatore di conoscenza è di poco superiore al 30%, a fronte del 62% registrato nella media dei Paesi Ocse. In particolare, Via Nazionale due anni fa rilevava tra gli italiani la scarsa diffusione della comprensione dei vantaggi della diversificazione di portafoglio e bassi livelli di “numeracy” (la capacità di ragionare e applicare semplici concetti numerici), che si riflettono, inoltre, nella capacità ridotta di rispondere correttamente alle domande sul calcolo degli interessi composti. Anche il livello dell’indicatore di comportamento è basso: la quota di italiani che ottengono un punteggio adeguato è in Italia il 30%, oltre 20 punti in meno della media Ocse. La causa è individuata dagli esperti nella scarsa abitudine a pianificare la gestione delle proprie risorse attraverso un budget familiare e la minore diffusione rispetto agli altri Paesi sviluppati di prodotti finanziari.

Lezione-Formazione

Eppure, maggiori competenze e conoscenze in ambito economico-finanziario consentirebbero ai risparmiatori di prendere decisioni più consapevoli e meno rischiose, di proteggersi dagli effetti di una crisi come quella che dieci anni fa ha investito il sistema economico mondiale, di ridurre le disuguaglianze. È quanto sostengono nel secondo numero del 2019 dell’Osservatorio Monetario, pubblicato nel primo semestre dell’anno e dal titolo Educazione finanziaria in Italia, a che punto siamo? , gli esperti dell’Università Cattolica, che descrivono lo stato dell’arte delle iniziative messe in campo di recente nel nostro Paese sul fronte della educazione finanziaria. L’Osservatorio Monetario, diretto dal professor Angelo Baglioni, scatta una fotografia della situazione del Paese, con anche un confronto su quanto avviene nel resto d’Europa. In particolare, fa vedere come l’educazione finanziaria sia diventata cruciale per diversi motivi. Tra questi, il mutamento dei sistemi di welfare che, assieme a un aumento delle aspettative di vita, hanno affidato alle persone comuni scelte complesse, come quella di un fondo pensione privato; la vasta gamma dei prodotti finanziari offerti, a volte assai sofisticati; la scomparsa di un’attività finanziaria priva di rischio che dia un rendimento accettabile, com’erano una volta i titoli di Stato, con la conseguenza di spingere i risparmiatori a cercare rendimenti investendo in titoli più difficili da valutare. «L’Italia si colloca significativamente sotto la media dei Paesi sviluppati sia per le conoscenze sia per i comportamenti. L’unico aspetto per cui siamo più virtuosi è il basso ricorso al debito», si legge nell’introduzione del rapporto dell’Osservatorio Monetario. «Fare progressi sul fronte dell’educazione finanziaria rappresenta, quindi, una necessità urgente per il nostro Paese».

Il dibattito sull’efficacia dell’educazione finanziaria è comunque aperto e le conclusioni non sono univoche. «Sembra più facile trasmettere alcune nozioni, mentre è più difficile influenzare i comportamenti, come la propensione al risparmio o l’attenzione alla previdenza integrativa. Certo, molto dipende da come è fatto un programma di educazione finanziaria: un buon programma dovrebbe essere mirato a un target specifico di fruitori, essere pianificato nel lungo termine, formare adeguatamente i formatori, prevedere un monitoraggio della sua efficacia e del suo effettivo impatto sui soggetti che ne usufruiscono, anche al fine di affinarne il disegno sulla base dell’esperienza accumulata», proseguono gli esperti dell’Osservatorio Monetario.

Passiamo, dunque, alle iniziative. Dopo la prima edizione, che ha visto l’adesione di 108 organizzazioni (per un totale di 197 soggetti coinvolti, tra istituzioni e organizzazioni pubbliche e private), con oltre 350 eventi in 120 città in tutta Italia, lo scorso 1° ottobre è iniziata la seconda edizione del Mese dell’Educazione Finanziaria promosso dal Comitato per la programmazione e il coordinamento delle attività di educazione finanziaria (Comitato Edufin), istituito dal Mef nell’agosto 2017 in collaborazione con la Consob, e attualmente diretto da Annamaria Lusardi. L’iniziativa prevede un calendario ricco di eventi culturali, seminari informativi, spettacoli, giornate di gioco e formazione sull’educazione finanziaria e sui temi assicurativi e previdenziali, in concomitanza con la World Investor Week, la manifestazione internazionale dedicata alla gestione del risparmio. Lo scorso maggio, invece, è partito il progetto Finanza in palcoscenico, con lo spettacolo Occhio alle truffe, dedicato allo schema Ponzi e andato in scena al Teatro Pime di Milano, in cui l’attore e regista Massimo Giordano interpreta Charles Ponzi, il truffatore italiano che nel 1920 raccolse 15 milioni di dollari da circa 40 mila investitori utilizzando uno schema ancora oggi noto con il suo nome e replicato anche attraverso la posta elettronica e il Web. È un progetto sperimentale di educazione finanziaria, che, in linea con l’approccio edutainment, coniuga la rappresentazione teatrale di una vicenda finanziaria significativa con un dibattito dai toni divulgativi sugli insegnamenti più importanti che dalla vicenda si possono trarre per la tutela di risparmiatori e investitori. Tra le iniziative pubbliche, ricordiamo anche il progetto pilota avviato dal Comitato Edufin in Lombardia che si è articolato nella distribuzione di moduli di sondaggio con domande inerenti alla gestione finanziaria in circa 27 scuole, per cercare di capire fino a che punto arriva l’alfabetizzazione economica. Il Comitato, nel 2018, ha inoltre messo in rete il portale Quello che conta, per sensibilizzare e informare i cittadini a una maggiore consapevolezza finanziaria dei mezzi che hanno a disposizione.

La parte del leone in educazione finanziaria, comunque, continuano a farla i privati: banche, assicurazioni e società di servizi finanziari. Pioniera su questo fronte è Intesa Sanpaolo che, dal 2008, insieme all’Osservatorio Permanente Giovani-Editori, promuove il progetto Cultura finanziaria a scuola: per prepararsi a scegliere, che dal maggio 2014 è stato ridenominato Young Factor, dedicato agli studenti delle scuole di secondo grado. Nell’anno scolastico 2017/2018 ha coinvolto 2.176 scuole, 22.908 classi e 595.608 studenti. Nel 2012, inoltre, Intesa Sanpaolo ha inaugurato il Museo del Risparmio, un laboratorio multimediale interattivo per spiegare a famiglie e bambini i concetti di risparmio e investimento con un linguaggio chiaro e semplice. Tra le ultime iniziative, ricordiamo infine Crif che ha lanciato Faccio Tesoro (facciotesoro.it), un portale che comprende sei sit-com abbinate a 25 video di approfondimento, tutti dedicati ai temi di maggiore interesse in ambito finanziario, all’identificazione delle buone prassi e al suggerimento di consigli utili e concreti.

Articolo pubblicato su Business People, ottobre 2019