Così spendono i Millennials italiani

Foto di gonghuimin468 da Pixabay

Sono il target più ambito, la fascia di consumatori che agni azienda si impegna a conquistare: i Millennials, i nati tra il 1987 e l’anno 2000, oltre a essere una categoria sociologica sono infatti un’interessantissima e iper-monitorata categoria economica, capace non solo di muovere i consumi oggi, ma soprattutto di creare e dettare quelle tendenze che consentono a un prodotto o a un servizio di affermarsi e crescere. Leggere oggi le loro abitudini di spesa e di acquisto è, quindi, un elemento fondamentale per riflettere su quelli che potranno essere, nel medio e lungo periodo, i settori di consumo più promettenti. Come farlo? Un modo è studiare i dati raccolti dall’Ufficio Studi Hype, la soluzione di light banking che funziona attraverso un’app mobile e conta oggi oltre 700 mila clienti attivi, la cui età media è di 33 anni e la cui crescita è trainata dagli utenti tra i 18 e i 29 anni. Sono loro i più assidui utilizzatori di una delle funzioni più smart e innovative della app, quella che dà la possibilità all’utente di “taggare” con un hashtag ogni acquisto effettuato con Hype, archiviando così spese e movimenti per categorie. Aggregando gli hashtag più utilizzati per categorie merceologiche e di servizi, l’Ufficio Studi di Hypeha analizzato verso quali categorie merceologiche e di servizi si orienta oggi la spesa dei Millennials italiani.

Beni più che esperienze

Al primo posto per numero di transazioni (e al secondo per ammontare complessivo di spesa) si posizionano gli acquisti per abbigliamento e accessori, al secondo posto l’acquisto di strumenti di elettronica e software: un dato che sottolinea come in Italia il bene materiale abbia ancora un’attrattività molto forte e guidi le tendenze d’acquisto, e offre una chiave di lettura differente rispetto, per esempio, a uno studio effettuato da Pwc a livello globale secondo il quale il 52% dei consumatori della generazione Millennial spende i propri soldi non per assicurarsi il possesso di beni materiali, ma per acquisti di servizi di tipo esperienziale. Un’«economia dell’esperienza» che si ritrova a partire dalla terza posizione, e riguarda principalmente transazioni relative alla categoria viaggi e turismo, cui seguono le spese per la ristorazione, l’intrattenimento e la pratica sportiva.

Millennials e Generazione X a confronto

Altra particolarità italiana riguarda la vicinanza tra i dati relativi ai Millennials e quelli che indicato le occasioni d’acquisto degli over 30: anche a trainare le spese della generazione più senior si ritrovano, per numero di transazioni, la categoria Abbigliamento e Accessori e la categoria Elettronica e Software, in sostanziale continuità con le opzioni degli under 30. Non emerge quindi un “balzo generazionale”, perché? La spiegazione più plausibile può essere data dal fatto che, indipendentemente dall’età, l’Hyper è in ogni caso quello che statisticamente si definisce un «utente evoluto», che ha scelto una piattaforma di gestione del denaro e di pagamento full digital e a prevalente utilizzo da mobile. Una scelta «culturale», più che tecnica, e che quindi va al di là delle consuete suddivisioni generazionali.