Via della Seta, l’Italia non vuole rinunciare all’accordo con la Cina

Italia e Cina sono sempre più vicine. Salvo sorprese dell’ultimo minuto, infatti, il nostro sarà il primo Paese del G7 a sostenere formalmente la Belt and Road Initiative, meglio nota come nuova Via della Seta: un maxi progetto infrastrutturale che punta a connettere il gigante asiatico con l’Europa e l’Africa attraverso una rete complessa che comprende porti, linee ferroviarie, strade e corridoi marittimi. La visita di Stato del presidente cinese Xi Jinping in programma a fine marzo a Roma potrebbe rappresentare l’occasione perfetta per sancire l’accordo. E, infatti, secondo le prime indiscrezioni, il leader cinese arriverebbe il 21 marzo con un “memorandum d’intesa”. Ma non mancano gli ostacoli. La prospettiva di un’intesa Roma-Pechino, infatti, ha provocato la dura reazione di Usa e Ue. I primi hanno cinguettato che “l’Italia è un’importante economia globale e una grande destinazione per gli investimenti. Non c’è bisogno che il governo italiano dia legittimità al progetto di vanità cinese per le infrastrutture”, mentre la seconda ha tenuto a ricordare all’Italia che la Cina “mette a rischio non solo il mercato unico della Ue, ma gli stessi valori, economici e sociali, dell’Unione”.

La Via della Seta potrebbe essere molto vantaggiosa

I prossimi giorni, dunque, saranno decisivi per capire se il governo italiano cederà alle pressioni di Washington e Bruxelles oppure se proseguirà diritto per la sua strada. Gli interessi in gioco sono altissimi. Nell’elenco provvisorio dei membri non politici della delegazione della Belt and Road Initiative, infatti, ci sono una settantina di leader industriali, che guidano aziende potenti. Far parte della Via della Seta, dunque, significherebbe entrare nell’orbita di grandi imprese. Non stupisce, dunque, che l’Italia ci speri. “Il negoziato non è ancora completato, ma è possibile sia concluso in tempo per la visita. Vogliamo assicurarci che i prodotti del made in Italy possano avere più successo in termini di volumi di export verso la Cina, che è il mercato a crescita più veloce al mondo” ha ricordato il sottosegretario allo Sviluppo economico Michele Geraci, che è stato docente di economia e finanza in Cina.