Tasse, Italia scende al 118° posto per incidenza tassazione su imprese

Gli adempimenti fiscali continuano a essere uno scoglio davvero ostico per le imprese italiane. Secondo il rapporto Paying Taxes 2019 realizzato da Banca Mondiale e PwC, che misura la facilità nel pagare le imposte in ben 190 economie e valuta l’incidenza della tassazione dell’attività produttiva nei singoli Paesi, i costi per imposte e tasse in capo alle nostre aziende si confermano molto elevati, tanto da relegare l’Italia al 118° posto nella classifica generale (due posizioni in meno rispetto al 2016). Non solo. Il Belpaese fa male anche in termini di total tax& contribution rate (“TTCR”), che misura il carico fiscale e contributivo per le imprese (non la sola pressione fiscale): se il TTCR globale è di 40,4 e quello europeo di 39,3%, il nostro è pari al 53,1%, il 5% in più rispetto alla precedente rilevazione. Per quali ragioni? Essenzialmente per la riduzione degli sgravi contributivi per i neoassunti e per l’incremento del costo del lavoro. Infine, dal rapporto emerge che in Italia le ore impiegate per gli adempimenti fiscali sono 238 (invariate rispetto al 2016), a fronte di un dato globale pari a 237 e di un dato europeo pari a 161 ore. “Il risultato dell’Italia è allineato alle attese e scontato nelle nostre simulazioni, ma non per questo meno rilevante. Nonostante il beneficio della riduzione dell’aliquota IRES, sull’anno in esame pesa il parziale riassorbimento degli effetti positivi della decontribuzione neoassunti, che nell’anno precedente erano risultati decisivi per il miglioramento dell’indicatore” commenta Fabrizio Acerbis di PwC.

La tecnologia potrebbe ridurre le tasse

Tuttavia, c’è anche una buona notizia. I tempi necessari per richiedere e ottenere un rimborso IVA, ossia per correggere un errore nella dichiarazione dei redditi, sono inferiori alla media: in Italia l’indice di riferimento è fermo al 52,4, mentre a livello mondiale è pari a 59,6 e a livello europeo sale a 82,4. Non solo. Come altri Paesi anche l’Italia sta investendo sul fronte tecnologico, con l’obiettivo di alleggerire gli oneri delle imprese: per esempio, la fatturazione elettronica in via generalizzata dovrebbe impattare sui tempi dedicati alla compliance fiscale.
 E, infatti, nonostante tutto, l’Italia è un paese competitivo rispetto a economie avanzate comparabili (Belgio, Francia) che hanno registrato un TTCR superiore. Del resto, senza il TFR (non in tutti i Paesi il trattamento di fine rapporto è un contributo previdenziale obbligatorio e dunque incluso nel total tax& contribution rate), il TTCR italiano sarebbe inferiore di 8,6 punti percentuali