Statalismo in Italia: verso una nuova pandemia?

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Se con la curva dei contagi calano anche i toni della comunicazione sull’emergenza sanitaria, altre voci si levano dal coro degli opinionisti, per spostare l’attenzione su una nuova emergenza che si profila altrettanto seria: la crisi economica che seguirà ai mesi di stop produttivo imposti al nostro Paese e a una ripresa in certo senso mutilata delle attività. Nell’Italia del dopo cambieranno molte cose, su questo sono tutti d’accordo, ma in quale direzione? Se è vero che nella storia le crisi sono sempre state foriere di rivoluzioni, nelle idee, nella tecnologia, negli assetti politici dei singoli Paesi, non sempre si sono rivelate per il meglio. Sulla linea di partenza del nuovo corso italiano non c’è solo l’evoluzione, ma anche una possibile involuzione, prima fra tutti dei valori civili e sociali che sono stati acquistati a caro prezzo negli ultimi secoli, dal Risorgimento al Novecento, attraverso il pensiero politico, le lotte di popolo, le libertà riconquistate.

In questa direzione si muove l’iniziativa di un nutrito gruppo di intellettuali, imprenditori ed economisti che con l’hasthag #nopandemiastatalista ha pubblicato un documento-denuncia relativo al pericolo di una deriva in senso statalista della nuova società che rinascerà dalle ceneri della precedente, ante-Coronavirus. Punto di partenza della loro riflessione, le misure che il Governo sta via via predisponendo per consentire alle attività produttive e ai cittadini il progressivo ritorno alla normalità, che andranno ad aggravare ulteriormente la già pesante situazione debitoria dell’Italia, e la cui efficacia è compromessa sin dall’inizio a causa di un inasprimento della burocrazia. «Si sta predisponendo un gigantesco meccanismo di deresponsabilizzazione», si legge nel documento, «in una logica da reddito di cittadinanza esteso a ogni settore, categoria e classe sociale». Laddove, invece, sarebbero necessarie misure che vadano in direzione di un progressivo ritiro dello Stato dai meccanismi produttivi di valore del Paese.

Nel mirino dei sottoscrittori, la proposta di nazionalizzazione di Alitalia, certamente, ma anche una certa tendenza della politica italiana a concentrare la propria attività normativa sulla redistribuzione delle risorse anziché sulla loro produzione, in un’ottica miope in grado di inquadrare il presente ma non il futuro, pur anche prossimo. Burocrazia, eccessiva pressione fiscale, rafforzamento del potere centrale e conseguente interventismo, sono i sintomi della nuova malattia che colpirà l’Italia, più letale del Covid-19, perché non lascerà che macerie, sia sul piano economico, ma soprattutto nel cuore dei valori civili e sociali del Paese.

L’appello, come si legge testualmente nel documento, è sostenuto e diffuso dall’iniziativa di privati cittadini, con fondi propri, senza alcun contributo pubblico, ed è rivolto a tutti gli italiani (si aderisce semplicemente scrivendo a nopandemiastatalista@gmail.com), vuole essere una presa di coscienza, una sorta di risveglio dal torpore “populista” che ha condizionato tutta la comunicazione politica negli ultimi anni. Abbiamo chiesto a due tra i sottoscrittori, in rappresentanza del mondo intellettuale e dell’imprenditoria, di spiegare la loro visione del presente e del futuro italiano, nel bene e nel male. Ai link qui sotto, le due interviste:

Articolo pubblicato su Business People, giugno 2020