Nel 2017, i Pir hanno fruttato una raccolta netta pari a 2,695 miliardi

A meno di un anno dalla loro introduzione, i Pir, ossia i piani individuali di risparmio, hanno già raggiunto un successo clamoroso. In otto mesi di attività, infatti, questi strumenti di investimento hanno generato una raccolta netta di 10,9 miliardi, poco più del 10% di tutta la raccolta netta dei fondi comuni. E le stime per il futuro sono oltre ogni previsione: si punta a una raccolta complessiva di 55,2 miliardi entro il 2021. Ovvio, quindi, che l’industria del risparmio gestito non si sia lasciata sfuggire l’occasione, attivando oltre 60 fondi compatibili con la definizione di Pir. Le società più intraprendenti? Il primo posto va sicuramente al gruppo Intesa, che nel 2017 ha registrato una raccolta netta in questo settore pari a 2,695 miliardi. Subito dopo c’è Mediolanum, con 2,11 miliardi: se, però, si considera anche l’eredità dei “vecchi” fondi, ossia i prodotti preesistenti al Pir e poi adattai per diventare Pir, la medaglia d’oro per patrimonio spetta al gruppo guidato da Doris. In terza posizione il gruppo Amundi.

Chi ha creduto più nei Pir?

A sorpresa, la classifica delle società più attive nei Pir non corrisponde a quella dei big del settore dei fondi comuni. Basti pensare che Generali, la prima in assoluto per patrimonio gestito, ha un solo fondo Pir e, infatti, è solo 30° nella classifica di chi amministra i piani individuali di risparmio. Mediolanum e Arca, invece, rispettivamente secondo e quarta nei Pir, sono solamente nono e 14° nella classifica complessiva dei gestori. Solamente il gruppo Amundi raggiunge la terza posizione e Anima holding la quinta pizza in entrambe le graduatorie. Per finire, nella top ten dei Pir troviamo Fidelity, Lyxor (grazie agli Etf-Pir compliant), Axa, Schroders e il gruppo Ubi. Considerando le risorse che già erano nei vecchi prodotti, poi “diventati” Pir, il patrimonio complessivo di questi strumenti a fine 2017 era di 15.769 milioni.