Le donne imprenditrici nel mondo continuano a superare sfide e discriminazioni di genere quotidiane, senza subire ostacoli nello sviluppo del loro successo imprenditoriale. Lo conferma il Mastercard Index of Women Entrepreneurs (MIWE), lo studio che identifica i Paesi in cui le donne imprenditrici hanno più probabilità di fare carriera, segnalando allo stesso tempo come siano ancora presenti molte diseguaglianze di genere.Tra i primi 20 mercati in classifica, l'80% è costituito da economie ad alto reddito, alimentate da condizioni imprenditoriali fortemente favorevoli. Per la prima volta, sono gli Stati Uniti a posizionarsi in cima alla classifica, seguiti dalla Nuova Zelanda. Terzo posto per il Canada seguita a breve distanza da Israele.
Dei 58 mercati presi in esame, sono otto quelli che hanno registrano un incremento di oltre cinque punti rispetto all'anno precedente. La Francia (+22 punti), trainata da un aumento quasi del doppio in riferimento al tasso di attività imprenditoriale femminile, seguita da Indonesia (+13), Costa Rica (+11), Taiwan (+9), Irlanda (+7), Federazione Russa (+6), Tailandia (+5) e Ghana (+5).
L'indice suggerisce inoltre che un contesto favorevole per l'imprenditorialità femminile non sia necessariamente legato alla ricchezza e allo sviluppo di una nazione. Infatti, Paesi con condizioni di sostegno meno favorevoli come l'Uganda, il Ghana e il Botswana si classificano tra i primi tre mercati per i tassi di proprietà imprenditoriale femminile, rispetto a quelli più sviluppati. In questi mercati, le donne sono considerate imprenditrici “guidate dalla necessità”, spinte quindi da un'esigenza di sopravvivenza nonostante la mancanza di capitale finanziario e accesso a servizi abilitanti.

I migliori 10 paesi per le donne imprenditrici Top 10 in termini di percentuale di attività imprenditoriali femminili sul totale
  1. Stati Uniti
  2. Nuova Zelanda
  3. Canada
  4. Israele
  5. Irlanda
  6. Taiwan
  7. Svizzera
  8. Singapore
  9. Regno Unito
  10. Polonia
  1. Uganda
  2. Ghana
  3. Botswana -
  4. Stati Uniti
  5. Nuova Zelanda
  6. Russia
  7. Malawi
  8. Australia
  9. Angola
  10. Portogallo

Italia in stallo

L’Italia ricopre secondo l’index del 2019 il 45° posto della classifica, posizione in leggera crescita ma in generale molto stabile e indietro rispetto al resto dei paesi europei e internazionali. 
Secondo l’indice che identifica il tasso di iniziativa imprenditoriale delle donne (il Women Business Ownership Rate) l’Italia si posiziona al 31° posto, in posizione stabile, con ancora solo il 25,2% di imprenditori donne nel totale nazionale.
In generale l’Italia deve fare ancora molti sforzi per consentire alle donne imprenditrici di affermarsi. Un dato positivo che emerge dalla ricerca è che in termini di avanzamento nella generale progressione di carriera (l’indice Women’s Advancement Outcome), in Italia le donne registrano una leggera crescita (6.9%) in un environment che in generale è caratterizzato da un altro tasso di inclusione finanziaria e dunque di accesso agli strumenti finanziari, con il 90% delle donne che possiede un conto bancario e da una generale facilità di coltivare il proprio business.

Cos'è il Mastercard Index of Women Entrepreneurs

Sulla base dei dati disponibili al pubblico di organizzazioni internazionali tra cui l'Organizzazione internazionale del lavoro, l'Unesco e il Global Entrepreneurship Monitor, l'indice globale di Mastercard traccia i progressi e i risultati delle donne imprenditrici in 58 mercati (che rappresentano quasi l'80% della forza lavoro femminile mondiale) con un focus su tre aspetti distinti: progressione di carriera delle donne, conoscenza delle risorse e accesso finanziario, fattori a sostegno dell’imprenditoria femminile. I risultati confermano come le donne siano in grado di guidare con successo il business e di poter fare business più facilmente in mercati aperti e dinamici in cui il sostegno alle pmi e le opportunità di fare affari sono più elevate. Inoltre, in questi paesi, le donne possono attingere a risorse abilitanti, tra cui l'accesso al capitale, ai servizi finanziari e all’istruzione accademica.