Italia Paese di vecchi: male per le pensioni, bene per i consumi

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L’Italia è un Paese sempre più vecchio. Secondo le stime dell’Ocse, nel 2050 il numero di pensionati potrebbe superare quello dei lavoratori. Con conseguenze negative per il sistema previdenziale, ma positive per la potenzialità di consumo. La Fondazione studi dei consulenti del lavoro ha calcolato che tra il 2008 e il 2018, nonostante la crescita degli occupati, le ore lavorate sono state due miliardi in meno: significa che la qualità del lavoro in Italia è scesa in maniera considerevole. Una situazione che, nel giro di pochi anni, impatterà in modo importante sugli importi degli assegni pensionistici degli italiani, che sono calcolati sui contributi previdenziali realmente versati. Di contro, però, il centro studi di Confindustria ha valutato che la spesa degli over 65 nel nostro Paese ammonta a 200 miliardi, pari a quasi un quinto del totale dei consumi delle famiglie. Anche questa è una quota destinata a crescere: secondo il Csc, salirà al 25% del totale nel 2030 e al 30% nel 2050. Del resto, forti di un reddito medio di 20mila euro all’anno (contro i 16mila degli under 35), gli over 65 hanno anche un consumo pro-capite medio annuo più elevato rispetto ai più giovani: 15.700 euro contro i 12.500 degli under 35. Non solo. Gli anziani vantano anche una maggiore ricchezza reale pro capite (232.000 euro in media contro i 110.000 dei più giovani) e una solidità finanziaria superiore.