Imprese, solo il 39% delle aziende italiane investe all’estero

I prodotti madein Italy continuano a piacere moltissimo ai consumatori stranieri. Eppure, l’export è un settore ancora poco esplorato dalle aziende italiane. Secondo una rielaborazione di Mediobanca, infatti, solo il 39% delle nostre medie imprese manifatturiere investe direttamente all’estero: il 20% attraverso imprese controllate, mentre il 19% acquisendo partecipazioni minoritarie. Per quali ragioni ben il 61% delle società tricolore preferisce rimanere entro i confini nazionali? Nel 28% dei casi a scoraggiare gli investimenti fuori dall’Italia è la convinzione che il made in Italy sia un vantaggio competitivo; nel 20% dei casi la colpa è delle ridotte dimensioni aziendali e nel 13% la motivazione è la mancanza di risorse finanziarie (13%). Il 7% delle imprese ha già ricevuto un’offerta di acquisto, ma in due casi su tre ha rifiutato. Il risultato è che il nostro Paese non va forte negli IDE, ossia negli investimenti diretti esteri. Innanzitutto in quelli in entrata: nel 2018, ne abbiamo totalizzati per 24 miliardi di dollari, contro i 37 miliardi di dollari della Francia. Ma non va meglio nemmeno per gli IDE in uscita: lo scorso anno siamo arrivati a quota 20,5 miliardi di dollari, a fronte dei 63 miliardi di dollari della Germania.

Ma il 39% delle imprese che esporta come si muove? Il 56% ha scelto di investire in attività commerciali che consentono di avere un presidio di vendita in loco, mentre il 28% ha puntato sugli investimenti produttivi, con i relativi stabilimenti. C’è anche un 10% che ha acquistato uffici di rappresentanza o show room. Il 43,2% delle aziende italiane orientate all’export preferisce procedere in autonomia, mentre il 23,2% si affida a consulente privati. Solo il 9,6% si appoggia alle banche e il 24% ad attori istituzionali. “Regole chiare, in particolare in Europa e negli USA, nella tutela dei prodotti italiani e soprattutto un incentivo, anche fiscale, ad aprire la governance delle aziende favorendo il passaggio generazionale: sono queste le leve perché le aziende eccellenti di medie dimensioni possano crescere in orizzonti davvero globali”, ha commentato Gigi Gianola, direttore generale di Compagnia delle Opere.