gioco azzardo lose for life

Italiani, che sfortunati. E che grulli: perdono al gioco più di tutti in Europa. A raccontare le dimensioni del fenomeno del gioco d'azzardo sono Claudio Forleo e Giulia Migneco, redattori dello studio «Lose for life » - esatto, «perdi per la vita» a richiamare il fantasmagorico gratta&vinci «Win for Life!». Su iniziativa dell'associazione Avviso pubblico,  che rappresenta oggi 370 soci tra Comuni, Città metropolitane, Province e Regioni, lo studio vuole raccontare «come salvare un Paese in overdose da gioco d’azzardo». 

Gli italiani perdono al gioco più di tutti in Europa

 «L’indiscriminato aumento dell’offerta di gioco lecito, iniziato nel 1997 con l’introduzione di Superenalotto, sale bingo e scommesse, è piombata su una società impreparata a reggerne l’urto», si legge nello studio. D'altronde, nel 1998 le giocate sono passate da 12,5 miliardi a 96,1 miliardi. Cioè un +668% in 18 anni. Ogni italiano - calcolando quindi anche i non giocatori - in media scommette 1.587 euro, 132 euro al mese. Alla faccia della crisi e dei carrelli della spesa vuoti. 

Se «prendiamo in considerazione solo i contribuenti, però (meno di 41 milioni di persone) la media sale a 2.357 euro pro capite, pari a 196 euro al mese», cioè l'11% del reddito medio pari a 1.724 euro al mese. Certo, ci sono le vincite. E naturalmente c'è il 54% che va allo Stato: drenate queste cifre, la perdita è di 19,5 miliardi all'anno. Si tratta di soldi che potrebbero finire nei consumi, aiutando la ripresa dell'economia. Per non parlare di qui casi dove il problema diventa patologico e spinge all'indebitamento o all'usura. Insomma, «nell’insieme le voci dei costi social dell’azzardo vengono stimati in 5-6 miliardi di euro». 

In proporzione, dunque, l'Italia detiene il record di Paese che perde più soldi nell’azzardo davanti agli Stati Uniti, al Regno Unito, alla Spagna, alla Francia e alla Germania. Senza dimenticare il rapporto con le mafie che dovevano essere danneggiate dalla fine del totonero: «Nel corso degli anni gli interessi delle organizzazioni criminali sul gioco si sono evoluti e l’ampliamento del gioco d’azzardo legale si è trasformato in una risorsa per le mafie, anziché in un freno agli affari», accusa Giovanni Russo, Procuratore nazionale antimafia. «L’elevato volume di danaro che ruota attorno a tale settore ha da sempre contribuito ad attirare le mire “imprenditoriali” delle organizzazioni mafiose, con pesanti ricadute non solo in termini di mancati incassi da parte dell’Erario dello Stato — sottratti dal gioco illegale — ma anche sul più ampio piano della sicurezza generale dell’ordinamento e dell’inquinamento del sistema economico nel suo complesso».