L’analisi di due esperti: con la flat tax ritorneremmo al 1918

È una delle promesse che, in campagna elettorale, ha raccolto più consensi. Ed è uno dei primi punti sui cui il nuovo Governo ha iniziato a lavorare. Eppure, l’introduzione della flat tax potrebbe essere un suicidio per l’Italia. E a dirlo non sono i partiti di opposizione, ma l’analisi di due esperti in materia: Salvatore Morelli, economista italiano che da anni lavora sui temi delle diseguaglianze di reddito e di ricchezza e che attualmente collabora con lo Stone Center on socio economic inequality di New York, e Giacomo Gabbuti, giovane dottorando a Oxford. Secondo i due ricercatori “con l’introduzione della flat tax si tornerebbe indietro di cento anni. E a fare un’inversione di tale portata saremmo il primo Paese al mondo”.
Grazie a uno strumento elaborato ad hoc da un economista americano, Morelli e Gabbuti hanno creato due grafici inserendo l’aliquota complessiva massima sui redditi registrata in Italia dal 1865 al 2020 e l’ipotesi di una flat tax con un’aliquota massima al 20%. Ebbene, risulta che “la flat tax farebbe tornare il Paese al 1918, fine della prima Guerra mondiale, quando la progressività delle imposte praticamente era inesistente”. 

Le ipotesi sulla flat tax

Ovviamente i grafici elaborati dai due esperti non sono attendibili al 100%. Un margine di errore c’è, anche se minimo. Infatti, è stata considerata un’aliquota massima al 20%, ma al momento non si sa se poi il Governo deciderà effettivamente per questa quota. In ogni caso, la realtà non potrà discostare molto dalla fotografia scattata dall’analisi. Se si considerano tutti i periodi storici dopo il 1918, infatti, in nessun Paese al mondo si è tornati a un’aliquota massima del 20%. L’unica eccezione è la Svizzera, che però non è mai stata coinvolta in una guerra.
Ritornare alla situazione di 100 anni fa potrebbe essere molto rischioso per l’Italia, considerando che molte cose da allora sono drasticamente cambiate. “È comprensibile che l’idea della flat tax interpreti un’esigenza sentita dagli italiani e cioè la riduzione del carico fiscale, ma le diseguaglianze sociali ed economiche esploderebbero. Cento anni fa le spese dello Stato erano ben al di sotto di quelle attuali, su sanità, istruzione e infrastrutture. Né giurerei sul recupero dell’evasione fiscale, sul quale tra l’altro non ci sono ancora sufficienti studi o dati” ha spiegato Morelli.