Cuneo fiscale, Italia terza in Europa. Stipendi tassati del 47,9%

Gli italiani affogano, letteralmente, nelle tasse. Non è la solita sterile lamentela, ma un dato di fatto. Lo scorso anno, infatti, la busta paga di un lavoratore medio (circa 30mila euro lordi) è stata tassata del 47,9%. Significa che su 100 euro lordi, solo 52,1 sono finiti delle tasche di chi li ha guadagnati. Poco più della metà. Tutta colpa di un cuneo fiscale troppo elevato: il terzo più alto d’Europa. A dirlo il rapporto dell’Ocse Taxing Wages 2019, secondo cui solo Bruxelles e Berlino vantano un rapporto tra le imposte pagate da una persona single con guadagni nella media e senza figli e il corrispondente costo totale del lavoro per il datore maggiore del nostro. Nel dettaglio, il Belgio guida la classifica con un cuneo fiscale (e contributivo) pari al 52,7%. Subito dietro troviamo la Germania, con il 49,5%. La nostra Penisola è terza con il 47,9%. In quarta posizione ci sono Francia e Austria, entrambi con il 47,6%. Seguono Ungheria, Repubblica Ceca, Slovenia, Svezia, Lettonia e Finlandia. Lontani gli altri Paesi Ue medio-grandi: la Spagna è 16esima nella Ue con il 39,6%, la Polonia 20esima con il 35,8%, e il Regno Unito 23esimo con il 30,9%.

Il cuneo fiscale non serve per le pensioni

Nella classifica mondiale, l’ultima posizione è occupata dal Cile, con appena il 7% di cuneo fiscale. In terz’ultima posizione ci sono Nuova Zelanda (18,4%) e Messico (19,7%). Bene anche gli Stati Uniti, con il 29,6%. La media Ocse è molto più bassa di quella italiana: si ferma, infatti, al 36,1%.
Teoricamente i soldi versati dal datore di lavoro e finiti nelle casse dello Stato invece che nelle tasche del dipendente dovrebbero essere restituiti al legittimo proprietario sotto forma di pensione. Tuttavia, nel nostro sistema “a ripartizione”, come spiegato anche dall’Inps, a pagare le pensioni sono i lavoratori in attività: il pensionato non incassa quanto lui stesso ha versato nel corso della propria vita. Quindi, i conti non tornano alla perfezione.