Se il Coronavirus minaccia pure il “marchio Italia”

©Pixabay

I decreti per sostenere e far ripartire l’economia dopo il caos creato dall’emergenza Coronavirus sono indispensabili, ma potrebbero non essere sufficienti. Servirà anche un grande piano nazionale per rilanciare il marchio “Italia”, che rischia di uscire a pezzi dalla crisi che stiamo vivendo in questo momento. Con enormi danni per tutti. Nel 2019, infatti, secondo Brand Finance, valeva circa 2.110 miliardi di dollari, più del nostro Pil: un “tesoretto” che non possiamo assolutamente permetterci di perdere. Nei mesi scorsi avevamo già commesso alcuni passi falsi, tanto che nell’aggiornamento di ottobre della classifica mondiale eravamo scesi dall’ottavo al decimo posto. Ma ora rischiamo di retrocedere molto di più. E non possiamo. Come ha ricordato a Repubblica la società britannica, leader internazionale nel prezzare i marchi di aziende e di Stati, infatti, il brand Italia è “uno dei principali asset di questa nazione”. Purtroppo la percezione che si ha all’estero del nostro Paese e dei nostri prodotti oggi è pessima, tanto che fioccano le disdette di viaggi già prenotati e che l’export del made in Italy inizia a traballare. Ecco perché occorre correre ai ripari. 

“Questa crisi d’immagine, che impatta sia sul business sia sul soft power della nazione, è particolarmente rilevante perché danneggia i punti di forza della nostra immagine: il Made in Italy, il turismo e lo stile di vita; non ha invece reale impatto sui nostri punti di debolezza nel percepito internazionale come la gestione della cosa pubblica o la leadership nella ricerca scientifica” commenta Massimo Pizzo, dirigente italiano di Brand Finance. La soluzione? Serve una vera e propria strategia massiva per gestire il brand nazionale. Simile a la The Great Campaign lanciata qualche anno dal Regno Unito, il cui brand nel 2019 ha raggiunto 3.851 miliardi di dollari, nonostante la Brexit.