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Le banche sono uscite dalla crisi. Hanno alleggerito il peso degli npl, sono tornate a concedere prestiti, ma hanno perso la cosa più importante e difficile da recuperare: la fiducia degli italiani. Questo è il quadro dipinto dai dati dell'Abi, l'Associazione bancaria italiana nel suo ultimo Rapporto mensile: le sofferenze nette (cioè al netto delle svalutazioni e accantonamenti) sono calate a 65,8 miliardi di euro a luglio, il valore più basso da marzo 2013. In totale, si parla di una riduzione di 23 miliardi rispetto al picco del novembre 2015 (88,8 miliardi). Il rapporto sofferenze/impieghi scende a un quasi fisiologico 3,82% a luglio, contro il 4,89 raggiunto del dicembre 2016. 

Banche, meno npl e più prestiti. Ma gli italiani non si fidano più

«Siamo andati avanti per mesi a parlare del problema mondiale degli Npl italiani e ora che in sette mesi sono diminuiti del 25 per cento non ne parla più nessuno», rivendica  il presidente dell'Abi, Antonio Patuelli, parlando di dati «inimmaginabili solo pochi mesi fa»: «C'è una concorrenza mai stata con dei tassi infimi che non ci sono mai stati prima per l'erogazione dei prestiti. Cosa possiamo offrire per la ripresa? Siamo il comparto che nell'ultimo decennio si è più ristrutturato in Italia, ecco perché sono insopportabili le lezioni di quelli che vogliono insegnarci cosa dovremmo fare e non si sono accorti che abbiamo fatto».

Anche se a contribuire al salvataggio e alle ristrutturazioni sono stati proprio i sacrifici dei risparmiatori italiani. Oggi i consumatori possono trovare tassi convenienti per ottenere un prestito: 2,76% il valore medio di luglio, 2,16% quello per l'acquisto di nuove abitazioni con due terzi dei mutui a tasso fisso, mentre i finanziamenti alle imprese "costano l'1,59%. E si vede nei numeri +1,1% di prestiti su base annua, +2,5% nei mutui.

Gli italiani hanno cambiato modo di investire

Ma gli italiani hanno cambiato modo di investire. Non si fidano più delle promesse delle banche dopo i tanti casi di investimenti "traditi. Dove vanno a finire i risparmi adesso? Salgono soprattutto i depositi (in conto corrente, certificati di deposito, pronti contro termine) che hanno raggiunto quota 57,5 miliardi di euro (+4,3% su base annua). Crolla la raccolta a medio e lungo termine: le obbligazioni per esempio ammontano a 47,5 miliardi, addirittura il 13,4% in meno.