Vodafone e l’impegno per la sostenibilità: connettere al bene comune

Già alimentata al 100% da fonti rinnovabili, l’azienda di Tlc in Italia è la prima del settore ad anticipare il target di riduzione delle emissioni. Ma le potenzialità di IoT, cloud, algoritmi di intelligenza artificiale e delle nuove reti di connessione vanno ben oltre il rispetto dell’ambiente, sposando un’idea di solidarietà sociale a favore dell’intera comunità

Quando si parla di riscaldamento climatico, di lotta alle emissioni di gas serra sulla base dei cosiddetti Accordi di Parigi sul clima, il pensiero va inevitabilmente alle grandi attività industriali, al settore dei trasporti e a quello energetico. Fino a poco tempo fa l’industria Ict non solo riceveva poca attenzione, ma era anche elogiata – a ragione – per aver consentito di ridurre la cosiddetta carbon footprint di altri settori industriali. Basti pensare alle email, che hanno senza dubbio accelerato i tempi della corrispondenza e ridotto l’utilizzo di carta, mentre i sempre più frequenti meeting online hanno reso in alcuni casi non necessario l’utilizzo dei trasporti. Tuttavia, la comunicazione online e, più in generale, tutto il mondo digitale non sono certo qualcosa di immateriale, tutt’altro. Alla base di questo universo virtuale dalle infinite possibilità ci sono, oltre ai dispositivi (che devono essere comunque prodotti), infrastrutture “fisiche” come datacenter e reti di telecomunicazioni, che per funzionare richiedono energia e portano inevitabilmente a produrre CO2 e inquinamento. A oggi le emissioni dovute al settore Ict sono di molto inferiori rispetto ad altre industrie, ma se il peso del trasporto sull’ambiente non è variato in maniera netta nel corso degli ultimi 50 anni, l’inquinamento da tecnologia sta invece crescendo esponenzialmente. In base allo studio Valutazione dell’impronta globale delle emissioni Ict: tendenze verso il 2040 e raccomandazioni, pubblicato sulla rivista Journal of Cleaner Production, le emissioni inquinanti del settore Ict, che nel 2007 contavano appena per l’1% di quelle globali, oggi sono triplicate ed entro il 2040 potrebbero arrivare a pesare per il 14%, più della metà dell’incidenza attuale dell’intero settore dei trasporti. Ecco perché molte aziende del settore, dalle big tech agli operatori di telecomunicazione, stanno lavorando per alleggerire la propria impronta ambientale.

Sostenibilità: i primati di Vodafone Italia

In questo contesto non passa inosservata l’azione di Vodafone, impegnata ad azzerare le emissioni proprie di gas a effetto serra e le emissioni da energia elettrica acquistata entro il 2030, arrivando all’obiettivo di emissioni zero entro il 2040. Un traguardo senza dubbio ambizioso, ma alla portata per una multinazionale che punta a migliorare la qualità di vita di un miliardo di persone entro i prossimi cinque anni e dimezzare l’impatto ambientale. Nel nostro Paese, intanto, Vodafone Italia ha addirittura accelerato sugli obiettivi della capogruppo, arrivando a essere la prima tra le aziende Tlc del nostro Paese ad anticipare il target di azzeramento delle emissioni proprie di gas a effetto serra al 2025. A oggi la rete dell’azienda, guidata dall’a.d. Aldo Bisio, è già alimentata al 100% da fonti rinnovabili tramite l’acquisto di energia prodotta esclusivamente da fonti sostenibili certificate per la propria rete e anche per i propri uffici. Entro i prossimi cinque anni, continuando il proprio percorso di efficienza energetica, Vodafone Italia avvierà poi la sostituzione del proprio parco auto con veicoli ibridi ed elettrici; in programma anche la sostituzione di gas antincendio sui datacenter e sulle centrali telefoniche con gas inerti, che non producono emissioni in atmosfera. Tra i primi grandi operatori di telecomunicazioni a sviluppare un percorso di sostenibilità ambientale seguendo i principi stabiliti nel settore Ict, nel fissare i propri obiettivi Vodafone ha rispettato la soglia di azzeramento assoluto definita dalla Science Based Targets Initiative (Sbti), un progetto che nasce dalla collaborazione tra il Carbon Disclosure Project, il Global Compact delle Nazioni Unite, il World Resources Institute e il Wwf. Alla base dell’opera di Sbti c’è la promozione di pratiche migliori nel definire gli obiettivi di riduzione su base scientifica e la valutazione in maniera indipendente dei target delle aziende.

Come società apripista della rete 5G in Italia – tecnologia di connessione che, a differenza di quelle precedenti, si presenta più efficiente dal punto di vista dei consumi e delle emissioni – negli anni Vodafone si è dimostrata anche un eccellente abilitatore di sostenibilità, affiancando le aziende nell’adozione delle nuove tecnologie, come l’Internet of Things. Questa tecnologia è oggi considerata indispensabile dalle imprese anche in un’ottica di ottimizzazione in tempo reale dei consumi. Un esempio è la nuova soluzione Energy Data Management, appena presentata dalla divisione Vodafone Business e sviluppata con la pmi Elettra Investimenti. Questa soluzione sfrutta le tecnologie IoT, cloud e algoritmi di intelligenza artificiale per migliorare le prestazioni energetiche, contenere i costi e ridurre gli sprechi delle aziende partner.

In un’ottica di sviluppo sostenibile, però, l’attenzione non può essere rivolta solo all’ambiente. Non a caso nei 17 punti dell’Agenda 2030 sottoscritta dai 193 Paesi membri delle Nazioni Unite, ci sono obiettivi come l’assicurare salute e benessere agli individui di tutte le età e la riduzione di ogni tipo di disuguaglianza. Un punto di vista condiviso dalla multinazionale di telecomunicazioni, che al proprio interno promuove diversità e inclusione tra i propri dipendenti, una work life balance ottimale attraverso un accordo sullo smart working esteso a tutti i collaboratori fino all’80% dell’orario di lavoro mensile, e favorisce la crescita professionale dei dipendenti, che possono beneficiare di un piano straordinario per costruire nuove competenze richieste dal mercato del lavoro.

Il ruolo di Fondazione Vodafone

Da quasi 20 anni, poi, l’azienda si impegna anche a favore della comunità locale attraverso le attività di solidarietà sociale promosse da Fondazione Vodafone, una struttura autonoma che dal 2002 ha investito 100 milioni di euro a sostegno di 450 progetti in Italia, con l’obiettivo di migliorare la vita delle persone attraverso le nuove tecnologie. Tra i progetti più importanti in termini di inclusione sociale è impossibile non citare NextLand, rivolto agli studenti delle scuole secondarie di primo grado per incentivare lo studio delle materie Stem, attraverso una didattica basata sul gioco e l’esperienza attiva. Sviluppata nel 2018 in collaborazione con Cadmi – Casa delle Donne Maltrattate e Polizia di Stato, Bright Sky è un altro esempio di come la connettività possa avere un impatto positivo sulla vita delle persone: questa app gratuita di Fondazione Vodafone fornisce strumenti e supporto concreto alle donne che subiscono violenza domestica e maltrattamenti. Ha compiuto cinque anni, invece, DreamLab, un’applicazione cresciuta esponenzialmente per importanza in questi mesi di pandemia e già scelta da quasi un milione di persone che hanno messo a disposizione i propri smartphone per la ricerca in campo medico in 17 Paesi in tutto il mondo. Sfruttando il calcolo distribuito, infatti, l’app permette a chiunque abbia uno smartphone di donare potenza di calcolo quando questa è inutilizzata, ad esempio durante la notte. Attraverso DreamLab, gli italiani hanno offerto il loro sostegno alla Fondazione Airc e, dall’aprile scorso, la stessa tecnologia è stata messa al servizio dell’Imperial College di Londra per contribuire alla lotta al coronavirus. Con che risultato? È stato possibile accelerare la Fase 1 del progetto di ricerca sul Covid-19 a soli sei mesi, un traguardo impensabile con metodi di ricerca tradizionali. Combinando algoritmi di intelligenza artificiale e la potenza di calcolo di circa un milione di smartphone nel mondo, 100 milioni di operazioni matematiche hanno accelerato la scoperta di nuovi componenti anti-virali nei farmaci esistenti e l’identificazione di molecole anti-virali negli alimenti, utili soprattutto per la fase della riabilitazione (la fase della ricerca si completerà presumibilmente entro fine anno). Un esempio di connessione per il bene comune, perfettamente in linea con il purpose di Vodafone: Connect for a better future.

Articolo pubblicato su Business People, gennaio-febbraio 2021

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