Ponte nelle Alpi, la vetta verde d’Italia

Il piccolo centro in provincia di Belluno per il quarto anno consecutivo alla testa dei Comuni Ricicloni di Legambiente, quelli dove la raccolta differenziata è più efficace. Faticano ancora le grandi città, aumentano i comuni “rifiuti free”

Una vera e propria vetta nel panorama verde d’Italia. Per il quarto anno consecutivo Ponte nelle Alpi, 8.508 abitanti in provincia di Belluno, è il Comune più Riciclone d’Italia, quello che capeggia la classifica di Legambiente che da venti anni ordina le amministrazioni locali italiane sulla base della loro capacità a gestire i rifiuti (produzione, riduzione e riciclo). A Ponte nelle Alpi si ricicla 87,62% dei rifiuti prodotti, una vera e propria eccellenza. Non la sola, in tutto quest’anno sono 1.293 i Comuni Ricicloni (quelli la cui raccolta differenziata tocca almeno il 65% del totale), il 16% dei comuni d’Italia per un totale di 7,8 milioni di cittadini che hanno detto addio al cassonetto, pari al 13% della popolazione nazionale.

Tra i capoluoghi del Nord vince Belluno mentre per il Sud primeggia Salerno. Tra i comuni sopra i 10mila abitanti si distinguono per il Nord, Zero Branco (TV), al Centro Serravalle Pistoiese (PT) e al Sud il Comune di Monte di Procida (NA) e per quelli con meno di 10mila abitanti vincono Sant’Orsola Terme (TV) per il Nord, Montelupone (MC) per il centro e per il Sud Casal Velino (SA).

Le realtà “rifiuti free” Ma, tra le novità incoraggianti di questa XX edizione dei Comuni Ricicloni, l’aumento delle realtà che vanno oltre l’eccellente risultato del 65% di raccolta differenziata e riciclata, arrivando quasi ad essere “rifiuti free”, ovvero comuni dove si è riusciti a ridurre dell’90% circa la quantità di rifiuti da smaltire. Sono 330 in totale e in media ognuno ha prodotto meno di 75 chilogrammi a testa di rifiuto secco indifferenziato in un anno. Un caso su tutti, il comune di Empoli che nonostante i suoi 48mila abitanti è un comune “rifiuti free”. Diverse le ricette adottate per essere così virtuosi, ma con alcune caratteristiche comuni: la raccolta porta a porta, la modalità di tariffazione del servizio (197 sono a tariffa puntuale, 29 normalizzata e 104 a tassa), la responsabilizzazione dei cittadini attraverso una comunicazione efficace e con politiche fiscali che applichino il principio del chi inquina paga e premino il cittadino virtuoso con una riduzione della tassa sui rifiuti se separa bene i materiali da ciò che non si può riciclare; e ancora, incentivando la pratica del compostaggio domestico, promuovendo il consumo dell’acqua del Sindaco riducendo le bottiglie di plastica, bandendo le stoviglie in plastica in favore di quelle riutilizzabili.

Faticano ancora le grandi città Tra tante case history di successo, ancora tante realtà che faticano. Solo sei città capoluogo di provincia sono Riciclone, due al sud e quattro al nord. Appena il 5% del totale. Nessuna oltre i 200mila abitanti. Roma, secondo il rapporto di Legambiente, non sa ancora scegliere tra raccolta porta/porta spinta e avvio a riciclo o l’ennesimo grande impianto di smaltimento. Milano, con il nuovo piano per la re-introduzione della raccolta dello scarto umido, fa di nuovo sperare: l’obiettivo del 50% di raccolta differenziata pare essere a portata di mano.

A Torino, si era partiti col piede giusto, i risultati erano arrivati, ma il piano che prevedeva la progressiva estensione del sistema secco-umido fino a completare l’intero territorio è fermo e in forte ritardo. Per il momento, comunque con il 42,5% di raccolta differenziata, è la grande città che recicla di più più alta tra le grandi città. Da segnalare a Genova la sperimentazione, appena partita, che prevede la collocazione di cassonetti intelligenti con chiave personalizzata per le famiglie. In questo modo, secondo Amiu, si eviterà il conferimento dei rifiuti ingombranti nei cassonetti. A Napoli dopo l’avvio sperimentale della raccolta in alcuni quartieri, non ci sono stati ulteriori progetti di sviluppo del porta a porta, mentre continuano i viaggi via mare dei rifiuti partenopei verso gli inceneritori del Nord Europa. A Palermo, nessuna buona nuova, con ripetute emergenze rifiuti per strada.

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