Hi tech senza confini

Con laboratori didattici gratuiti e software open source, la onlus Informatici senza frontiere si propone di favorire la crescita economica e personale di chi vive situazioni di disagio. Ce ne parla il presidente, Dino Maurizio

In un mondo sempre più interconnesso, il rispetto della dignità umana e il valore della solidarietà passano anche attraverso l’informatica e il Web. In quali modi? Per esempio impegnandosi a ridurre il digital divide e promuovendo un uso più sostenibile e solidale della tecnologia, soprattutto in contesti di disagio economico e sociale così come di disabilità. Sono le mission che sta portando avanti dal 2005 la onlus Informatici senza frontiere (Isf), fondata da un gruppo di manager veneti che hanno deciso di impiegare il loro tempo, le loro conoscenze e le loro competenze per facilitare l’accesso alle nuove tecnologie di chi vive situazioni di emarginazione e difficoltà. «Oggi l’associazione conta dieci sezioni regionali e circa 300 membri, professionisti non solo in campo informatico », spiega a Business People il presidente Dino Maurizio. «Siamo accomunati da una convinzione: nella società attuale, l’Ict è diventata un bene di primaria necessità, prerequisito essenziale alla crescita sia di una piccola comunità sia di una nazione, così come una competenza personale indispensabile. In tali direzioni realizziamo progetti in Italia e nei Paesi in via di sviluppo. Nell’ultimo anno abbiamo lanciato circa 60 iniziative, di cui il 30% all’estero». Una parte importante delle attività a sfondo benefico messe a punto da Informatici senza frontiere è costituita dalla formazione. «Nel territorio nazionale teniamo corsi gratuiti di alfabetizzazione tecnologica per soggetti emarginati quali detenuti, ospiti di case d’accoglienza, immigrati o tossicodipendenti; in questi ultimi casi viene assolta anche un’importante funzione di reinserimento sociale e lavorativo».Sono stati inoltre avviati laboratori per bambini di età compresa tra i sei e i nove anni, residenti in zone degradate e a rischio, quali Scampia, rione della periferia a nord di Napoli, con la speranza che la didattica, abbinata al gioco e alla socializzazione, possa costituire una valida alternativa ai pericoli della “vita di strada”. «Organizziamo lezioni per insegnanti sull’uso di computer e Internet anche in certe zone dell’Africa sub-sahariana, dove torniamo puntualmente per verificare necessità e progressi». Accanto alla conoscenza, altro punto su cui Isf lavora attivamente è lo sviluppo. «Abbiamo ideato, per esempio, Open Hospital, un software open source di gestione clinica che aggiorniamo costantemente, e che è adesso installato e utilizzato in una trentina di ospedali rurali africani (soprattutto in Benin, Tanzania, Uganda ed Etiopia). Attraverso il nostro sistema si possono avere in tempo reale informazioni sulle medicine che stanno per esaurirsi in farmacia, evitando di trovarsi, come spesso succedeva, senza farmaci vitali in casi d’emergenza. O ci si può accorgere di un aumento di ricoveri e risalire alla causa, allertando gli abitanti di un villaggio. Ma Open Hospital è usato anche in Italia, in particolare per la gestione di una realtà come il Cesaim (Centro salute immigrati di Verona) che fornisce servizi ambulatoriali a migranti ancora privi di regolare permesso di soggiorno e che non hanno quindi accesso alla normale assistenza sanitaria». Terza importante area d’intervento: la disabilità. «Aiutiamo chi è limitato da handicap fisici e da malattie a comunicare con i propri cari e coltivare i propri interessi. Anche in questo caso, abbiamo creato software specifici e innovativi che hanno sempre la caratteristica di essere gratuiti e open source», commenta il presidente Maurizio. «Si va da programmi come I speak again, appositamente studiato per chi può esprimersi solo attraverso gli occhi, e utilizzabile anche dal letto di un ospedale solo disponendo di un Pc e di una webcam, a I move again, interfaccia per pilotare la sedia a rotelle, frutto della tesi di laurea di uno dei nostri soci. Sono stati implementati programmi per ridare la possibilità di suonare a chi non può più farlo in seguito a incidenti invalidanti, o applicazioni per smartphone che consentono a persone ipovedenti o cieche di sfogliare e ascoltare, mediante sintesi vocale integrata, le notizie del proprio quotidiano preferito. Quest’ultima realizzazione è finalista al contest Wsis (World Summit on the Information Society) Projet Prizes 2014, il più importante premio Ict delle Nazioni Unite». Non mancano, infine, interventi in situazioni di emergenza che mettono a rischio l’efficienza di un sistema informatico. Così, nel caso del terremoto in Emilia Romagna nel 2012, la onlus si è attivata per condurre operazioni di ripristino di infrastrutture tecnologiche con il supporto di 35 volontari e il coinvolgimento di aziende che hanno fornito gratuitamente materiale tecnico. «Il valore dei nostri progetti varia dai 10 mila ai 150-200 mila euro», sottolinea l’ingegnere Maurizio. Anche per questo Informatici senza frontiere è aperto all’ingresso di nuovi soci, a sostenitori e a partnership con altre organizzazioni come quelle già in atto con Terre solidali e Cuamm (Medici per l’Africa) nell’ambito di una cooperazione internazionale. Conclude il presidente: «Privati e imprese possono collaborare mettendo a disposizione risorse economiche, tecnologia e know how per sostenere, tutti insieme, l’empowerment digitale, che rappresenta una sfida imprescindibile dei nostri giorni».

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