Le sigarette elettroniche fanno male: parola dei colossi del tabacco

La triade dell’industria americana, guidata da Camel-Marlboro-Philip Morris mette in guardia dai pericoli delle loro e-cig. Manovra per battere la concorrenza? «Solo senso di responsabilità»

Le sigarette elettroniche fanno male, si sa, lo ha detto l’Oms scagliandosi contro le lobby del “tabacco elettronico”. Al coro si aggiunge a sorpresa anche Big Tobacco, Il colosso dell’industria americana guidato dalle multinazionali Camel, Marlboro e Philip Morris.

Non è uno scherzo: i grandi manifatturieri si scagliano contro le sigarette elettroniche da loro prodotte. Lo fanno diffondendo avvertimenti brutali per la salute sui propri dispositivi, eccedendo gli obblighi di legge che regolano gli avvisi stampati sulle confezioni di sigarette tradizionali.

DIFENSORI DELLA SALUTE PUBBLICA. Un esempio? La Marlboro, di proprietà della multinazionale Altria, mette in guardia i consumatori dai prodotti elettronici che produce avvertendo che «la nicotina crea dipendenza e assuefazione, è molto tossica se inalata, se entra in contatto con la pelle o viene ingerita». Gli annunci “salutistici” sulle sigarette elettroniche sono dunque più espliciti e forti rispetto a quelli stampati sui pacchetti di sigarette, più blandi rispetto a quanto siamo abituati a vedere in Europa.

«Quando l’ho visto, sono quasi caduto dalla sedia» spiega il dottor Robert K. Jackler, docente della Stanford School of Medicine dove dirige una ricerca sulla pubblicità delle sigarette tradizionali ed elettroniche. «È parte di un nobile gesto per migliorare la salute pubblica o una cinica strategia di affari? Sospetto sia proprio quest’ultima», chiosa l’esperto in un’intervista al New York Times.

UN COMPLOTTO CONTRO LA “PICCOLA” CONCORRENZA. Il “parlar franco e onesto” delle multinazionali del tabacco insospettisce: gli “scrupoli di coscienza” potrebbero essere un espediente delle industrie per tutelarsi da future cause legali e per darsi un atteggiamento più responsabile agli occhi dei consumatori, ma anche per accattivarsi il favore delle autorità regolatrici e del pubblico.

Un investimento in “autorevolezza” e responsabilità a scapito dei piccoli produttori che hanno inaugurato il mercato delle e-cig. Della stessa opinione è anche il direttore esecutivo di Smoke Free Alternative Trade Association, Cynthia Cabrera, ritiene che l’atteggiamento di Big Tobacco potrebbero essere il primo passo per la costruzione di una lobby per ottenere regole e leggi favorevoli.

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