I 40 anni del codice a barre, le strisce che hanno rivoluzionato il mercato

Ripercorriamo la storia di un’invenzione che non ha portato benefici solo ai consumatori, ma anche alle imprese: meno costi e una miglior gestione dei propri prodotti

Compie 40 anni il codice a barre GS1, ovvero quel semplice ma discreto rivoluzionario segno grafico presente su tutti i prodotti di largo consumo. La sua invenzione si deve alle menti di Joseph Woodland e Bernard Silver, che negli anni ‘40 trovarono il modo di automatizzare le operazioni di cassa; ma il vero codice di identificazione dei prodotti – simile a quello che oggi conosciamo – è un po’ più recente. Risale, infatti, al 1973 la decisione di un gruppo di aziende leader del largo consumo mondiale di dotarsi di uno standard universale per l’identificazione dei prodotti (il Codice prodotto universale, Upc). Il codice a barre è nato per avvantaggiare i consumatori: introdotto per facilitare il check-out alle casse dei supermercati, permette anche di ridurre gli errori di immissione dei dati e il tempo di attesa. Negli anni, tuttavia, si è rivelato utile anche alle imprese: potendo monitorare efficacemente gli stock e i flussi dei punti vendita queste sono in grado di offrire un servizio migliore ai clienti, che può tradursi in incrementi di vendite. Ma non solo, secondo lo studio “17 miliardi di motivi per dire grazie”, condotto in Francia da Vineet Garg, Charles Johnes e Christopher Sheedy, è stato rivelato che i codici a barre producono un risparmio annuale pari al 6,59% del fatturato. Codice a barre – le tappe principali

Il codice a barre è gestito da GS1, organizzazione neutrale e no profit presente in 150 Paesi, che supporta la collaborazione tra partner commerciali attraverso un sistema di standard mondiali. Ma questa innovazione è solo una delle tante che, a oggi, vengono utilizzate in tutto il mondo:

OLTRE IL CODICE A BARRE

Il GS1 DataBar, il piccolo codice a barre GS1 di nuova generazione: più piccolo del codice a barre tradizionale, può essere collocato su prodotti di piccole dimensioni, come un frutto. Uno studio condotto da GS1 ha evidenziato che l’utilizzo dei GS1 DataBar genera per una catena che ha mediamente 100 punti vendita un risparmio annuale di oltre 1,77 milioni di euro nell’ortofrutta e di 1,78 milioni di euro nel settore delle carni.

L’EPC (Electronic Product Code), utilizzando i tag per l’identificazione in radio frequenza, aumenta la visibilità e l’efficienza lungo tutta la supply chain e migliora la qualità del flusso di informazioni tra le aziende e i propri partner commerciali. Questo consente alle imprese di gestire le spedizioni, gli inventari e gli asset, di ridurre la contraffazione, gli errori nel settore farmaceutico, di combattere i furti, creando processi più efficaci ed efficienti.

Gli standard GS1eCom forniscono linee guida per lo scambio elettronico di dati e documenti amministrativi, permettendo ai partner commerciali di scambiarsi informazioni con grande facilità e per via telematica, indipendentemente dai sistemi hardware e software impiegati. Gli standard elettronici hanno permesso alle aziende di abbandonare i processi manuali su carta, portando così ad una riduzione dei tempi di consegna di 61 ore (in media), ad un risparmio tra i 12 e i 18 euro per transazione e ad un calo del 5% delle rotture di stock.

Il GS1 Global Data Synchronisation Network (GDSN) garantisce l’allineamento tempestivo, sincronizzato e sicuro delle informazioni anagrafiche dei prodotti tra produttori e distributori, consentendo l’armonizzazione dei dati e la diminuzione di errori e disallineamenti nei processi di interfaccia tra i partner commerciali.

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