Dovremo dire addio all’ora legale? L’annuncio della Commissione europea

La scelta del fuso orario rimarrebbe una competenza nazionale: spetterebbe dunque ai singoli Stati decidere se mantenere lo status quo o cambiare

Dobbiamo prepararci a dare l’addio all’ora legale? Forse sì. La Commissione europea, infatti, ha annunciato di voler proporre al Parlamento e al Consiglio europei l’abolizione del passaggio tra l’orario estivo e quello invernale in tutta l’Unione europea. “La gente vuole farlo, quindi lo faremo” ha affermato il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, aggiungendo che “sono dell’avviso che in futuro debba essere l’ora estiva a divenire la regola”. In effetti, dalla consultazione pubblica lanciata dall’esecutivo comunitario tra il 14 luglio e il 16 agosto, è emerso che ben l’86% dei 4,6 milioni di cittadini che hanno risposto (un numero record per Bruxelles) è favorevole a mantenere un unico orario. Le ragioni? Il 76% dei rispondenti “ritiene che il cambio dell’ora due volte l’anno sia un’esperienza molto negativa o negativa”, soprattutto per la salute.

L’ora legale fa male alla salute?

Del resto, il tema del passaggio fra ora legale e ora solare è molto sentito nei Paesi nordici, che da tempo chiedono l’abolizione dell’orario invernale. La motivazione principale è di tipo economico: spostare le lancette a fine ottobre e a marzo, infatti, si tradurrebbe in un mancato risparmio energetico. Ma non solo. Secondo molti, il doppio orario disturberebbe il sonno, provocherebbe cambiamenti e squilibri nel corpo, genererebbe sbalzi di umore e aumenterebbe l’incidenza di attacchi cardiaci, incidenti stradali o infortuni sul lavoro. Anche dopo la proposta della Commissione europea, comunque, la scelta del fuso orario rimarrebbe una competenza nazionale: spetterebbe dunque ai singoli Stati decidere se mantenere lo status quo o cambiare.

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